Avvocato Massimiliano Dileo

Avvocato Massimiliano Dileo studio legale

21/06/2026

La Cassazione fissa regole severe sulle eredità indivise: l’uso di una casa di famiglia non fa scattare l’usucapione senza un’opposizione esplicita ai coeredi.

21/06/2026

𝐂𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚: 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐩𝐨𝐥𝐭𝐨?

La Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata su una questione ricorrente: il diritto di sepoltura può essere limitato ai familiari che portano un determinato cognome?

Nel caso esaminato, l'atto di divisione della ca****la privilegiava la linea collegata alla trasmissione del cognome. Il ricorrente contestava questa impostazione, richiamando la parità tra uomini e donne, il superamento della tradizionale distinzione tra linea maschile e linea femminile e l’evoluzione della nozione di famiglia.

La Cassazione ha però ribadito che nel sepolcro gentilizio o familiare conta anzitutto la volontà del fondatore, se chiaramente espressa. La prassi familiare successiva e l’evoluzione dei rapporti familiari non bastano, da sole, a modificare la cerchia degli aventi diritto.

𝐍𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 ➡️ link al primo commento

In sintesi cosa prevede la riforma oggetto di referendum del 22/23 Marzo e perche' votare SI . Nel referendum giustizia ...
23/02/2026

In sintesi cosa prevede la riforma oggetto di referendum del 22/23 Marzo e perche' votare SI
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Nel referendum giustizia 2026 ( che non e' un referendum pro o contro la Meloni come parte della politica di sinistra sta facendo credere ) gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su una revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. La riforma non incide sull’autonomia e indipendenza della magistratura, ma interviene sulla sua organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno.
In particolare, il testo approvato dal Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante.
La riforma introduce inoltre una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere.
Un ulteriore profilo rilevante riguarda le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno. La riforma prevede il ricorso al sorteggio, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.
Votare SÌ significa confermare questa riforma per Magistrati piu' liberi e indipendenti per questo io VOTO SI

23/02/2026

La Cassazione conferma l’obbligo di rimborso per le spese straordinarie utili e sostenibili, anche se non concordate prima dal padre e dalla madre.

23/02/2026

DOVE SIAMO RIMASTI
(che fine hanno fatto le toghe del caso Tortora)

Il procuratore Felice Di Persia, che ordinò il blitz contro Tortora, è diventato procuratore capo a Nocera inferiore e nel 2014 membro del Csm per la corrente di Magistratura indipendente.

Lucio Di Pietro, il procuratore che affiancò Di Persia, è diventato procuratore generale a Salerno e poi procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia.

Il magistrato Luigi Sansone, negli anni Duemila, è diventato presidente della Sesta sezione penale della Cassazione.

Il procuratore Diego Marmo, l’uomo che aveva definito Tortora «cinico mercante di morte», e che l’aveva accusato di essere «stato eletto al Parlamento europeo con i voti della camorra», è diventato procuratore capo al tribunale di Torre Annunziata e, nel 2014, assessore alla legalità al comune di Pompei. Avete letto bene.

L’altro giudice di Tortora Orazio Dente Gattola (Dente fa parte del cognome) negli anni Duemila è diventato Presidente di sezione a Torre Annunziata.

Anche un altro giudice, Angelo Spirito, nel 1998 risultava già in servizio alla Corte di Cassazione.

Il giudice istruttore Giorgio Fontana merita invece un approfondimento: durante un interrogatorio tentò di ingannare Tortora dicendogli: «Ma lo dica Tortora, lo dica che lei usava droga… Non è mica un reato, sa?»; Fontana poi gli rifiutò i domiciliari dicendo che per i suoi guai di salute sarebbe bastato un trattamento farmacologico (in carcere) anche in virtù della «pericolosità dell’imputato», del resto «rimetterlo in libertà comprometterebbe le esigenze di tutela della collettività»; quando poi Tortora fu assolto, e il ministro Giuliano Vassalli annunciò dei provvedimenti, Fontana divenne furibondo: «È una vergogna, non intendo subire alcun procedimento disciplinare, mi dimetto dalla magistratura, il ministro ha rispolverato il caso solo per motivi politici, lo denuncerò per interesse privato in atto d’ufficio».
Va detto che Fontana mantenne la promessa: si lasciò decadere dal servizio» e fece l’avvocato a Napoli, malgrado l’Avvocatura vietasse ai magistrati di esercitare nel distretto in cui avevano operato in precedenza: tra i suoi assistiti Gianni Melluso detto «il bello», pentito e calunniatore di Tortora che restò nel programma di protezione per molti anni e che nel 1992 rilasciò un’intervista e tornò a calunniare Tortora.
Anni dopo, nel 1995, Melluso racconterà di aver inchiodato Tortora seguendo un copione che i magistrati gli avevano suggerito di recitare in cambio della libertà: ma era pur sempre la parola di un pentito.
Per chiudere il capitolo Giorgio Fontana: dieci anni dopo l’assoluzione di Tortora, disse che «non ci fu errore giudiziario, come molti si ostinano a ripetere».

E a proposito di assoluzioni: nessuno cita mai Michele Morello, il giudice che assolse Tortora in Appello anche se non fece, diversamente da qualche collega sopra citato, una grande carriera: passò alla Procura circondariale e solo alla fine divenne Procuratore generale a Campobasso. Non solo: Morello fu messo sotto procedimento disciplinare al Csm per una dichiarazione rilasciata ai giornalisti subito dopo la lettura dell’assoluzione di Tortora: «Abbiamo condannato chi andava condannato e assolto chi andava assolto», frase che fu ritenuta «violazione del segreto della camera di consiglio», anche se il fascicolo, forse per imbarazzo, fu lasciato estinguere per prescrizione dal Csm.

E a proposito del Csm: il plenum, riunito nell’aprile 1989, votò a maggioranza l’archiviazione di ogni accusa nei confronti dei magistrati; tra i pochi a ribellarsi ci fu Giancarlo Caselli, che parlò di «sciatteria» e di «gravi omissioni» dei colleghi napoletani oltreché di gente arrestata per omonimia e tenuta in galera per due anni e mezzo. Inoltre: le ispezioni ministeriali promosse dal guardasigilli Giuliano Vassalli non diedero risultati, Vassalli ci riprovò ancora ma senza risultati.

Più in generale: ogni causa al tribunale civile di Roma e alla Corte europea dei diritti dell’uomo si è insabbiata in un mare di cavilli e comunque non ha portato a nessuna responsabilità disciplinare. Nessuna toga ha ufficialmente sbagliato per il caso Tortora.
I magistrati accusatori di Tortora querelarono semmai vari giornalisti e denunciarono per calunnia gli avvocati che avevano vanamente promosso una causa contro di loro, tipo Giandomenico Caiazza e Vincenzo Zeno-Zencovich; tra i giornalisti fece rumore invece una querela contro Giuliano Ferrara, la quale, pure, registrò un perfetto silenzio dell’Ordine dei giornalisti e anche dell’Usigrai - Ferrara aveva un programma su Raitre.

Dove eravamo rimasti? Per ora siamo fermi alla miglior biografia su Enzo Tortora che abbiamo mai letto in assoluto, «Applausi e sputi» di Vittorio Pezzuto appena rieditata da Piemme: qualcosa che dovrebbero leggere e rileggere colleghi, avvocati, magistrati, cittadini e scolari che credono di sapere e invece non sanno, credono di ricordare e invece non ricordano, credono che ogni tanto succeda ancora qualcosa, nel mondo della malagiustizia italiana, e invece è già successo tutto: ma di più. E quindi: dove eravamo rimasti?
Siamo immobili, fermi ad allora. Ma c’è un referendum.

Filippo Facci

Indirizzo

Via Simplicio Pappalettere, N. 16
Barletta
76121

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