28/11/2025
Il metodo dell’esclusione come strumento di sicurezza sociale è stato al centro del dibattito tenuto ieri pomeriggio presso il dipartimento di giurisprudenza dell'Università degli studi Aldo Moro di Bari. Durante l’incontro, promosso dal MOVIMENTO FORENSE sezione di Bari in collaborazione con STUDENTI PER associazione studentesca molto attiva nell'Università degli Studi di Bari, un confronto coinvolgente tra relatori di pregio: il prefetto Dott. Francesco Russo, il Sindaco di Bari Dott. Vito Leccese, l'Avv. Luca Maggi avvocato penalista esperto di DASPO, l'Avv. Guglielmo Starace già presidente della Camera Penale di Bari e Consigliere dell'Ordine degli Avvocati, il prof. Filippo Bottalico professore di diritto penale del Dipartimento di Giurisprudenza e avvocato penalista, e dulcis in fundo, la Dott.ssa Antonietta Guerra, Giudice della Prima Sezione Penale del Tribunale di Bari.
Ha introdotto l'evento l'avv. Giuseppe Massari presidente della sezione barese du MOVIMENTO FORENSE con la moderazione di Alessandra Massari, laureanda, consigliera del dipartimento di Giurisprudenza Uniba, eletta nelle fila di STUDENTI PER.
Un confronto intenso, necessario, che ha messo a fuoco un nodo cruciale: cosa intendiamo davvero per sicurezza? E, soprattutto, a quale prezzo siamo disposti a ottenerla?
Si è parlato di DASPO sportivi, di DASPO urbani, del nuovo pacchetto sicurezza. È emerso un dato evidente: si ricorre sempre più spesso allo strumento del decreto-legge per affrontare fenomeni complessi che non possono essere ridotti a mere “emergenze”.
Provvedimenti che finiscono per parlare alla pancia dei cittadini (elettori) più che alla loro ragione e ai loro diritti.
Eppure, in un sistema democratico maturo, non ci si può permettere scorciatoie. La sicurezza non può e non deve mai trasformarsi in una leva politica che restringe progressivamente gli spazi di libertà individuale.
Su una cosa il dibattito ha mostrato una convergenza totale:
“La sicurezza e le libertà fondamentali devono essere bilanciate, altrimenti si travalicano i limiti costituzionali.”
E questo equilibrio non è un dettaglio tecnico, ma il cuore pulsante di uno Stato di diritto. Ogni misura che esclude, limita o interdice deve essere giustificata, proporzionata e rispettosa della dignità umana. Sempre.
Perché una società che sacrifica le libertà in nome della sicurezza non ottiene più sicurezza: perde solo libertà.
E una democrazia che rinuncia ai suoi principi, anche solo un passo alla volta, smette lentamente di essere sè stessa.
Difendere questo equilibrio non è retorica. È responsabilità. È visione. È, profondamente, un atto d’amore verso la nostra Costituzione e verso la convivenza civile.