20/07/2026
Un angioma scambiato per una formazione maligna. Otterranno oltre 1,3 milioni di euro di risarcimento i familiari di una donna del Nord Salento che, nel 2009, è morta dopo essere stata sottoposta a chemioterapia, prescritta in seguito a una diagnosi errata. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Lecce, che ha condannato l'Asl locale e il medico che aveva in cura la paziente, ritenendoli responsabili dei danni patiti dalla donna per la devastante terapia.
La donna aveva 59 anni e tra il 2004 e il 2007 fu sottoposta a 57 somministrazioni di mitoxantrone, ininterrottamente per circa 33 mesi. Il medico coinvolto nella vicenda oggi è in pensione e all’epoca era in servizio presso l’ex ospedale Sambiasi di Nardò.
Si chiude così un lungo contenzioso, che segue un procedimento penale conclusosi con sentenza definitiva nel 2017.
Il tribunale ha ritenuto che la terapia, non indicata per la patologia di cui la paziente era realmente affetta, abbia provocato l'insorgenza di una mielodisplasia e di una leucemia mieloide acuta, complicanze che portarono al decesso nel febbraio 2009. Nelle motivazioni, il giudice civile richiama la gravità della condotta e afferma che una corretta diagnosi differenziale avrebbe consentito di individuare la natura benigna della lesione, evitando il trattamento. Il Tribunale ha inoltre respinto le eccezioni preliminari di prescrizione sollevate dalle difese.