12/10/2026
Quando si decide di fare testamento, la forma utilizzata non è un dettaglio. Può incidere sulla certezza delle disposizioni, sulla loro conservazione e sulla possibilità che, dopo la morte, sorgano contestazioni tra gli eredi.
Il testamento olografo è la soluzione più semplice.
Per essere valido deve essere interamente scritto a mano dal testatore, riportare la data ed essere sottoscritto. Non richiede la presenza del Notaio né dei testimoni.
Questa semplicità, tuttavia, comporta alcuni rischi: il documento potrebbe andare perduto, essere distrutto, contenere formulazioni ambigue oppure presentare errori formali capaci di comprometterne, in tutto o in parte, l’efficacia.
È possibile affidare il testamento olografo a un Notaio per garantirne una migliore conservazione, senza che ciò ne modifichi la natura.
Il testamento pubblico, invece, viene redatto dal Notaio alla presenza di due testimoni.
Il testatore manifesta le proprie volontà e il Notaio le traduce in disposizioni giuridicamente corrette, ne dà lettura e provvede alla conservazione dell’atto.
Il principale vantaggio non è soltanto quello di evitare lo smarrimento del documento.
L’intervento notarile permette di verificare che le volontà espresse siano formulate in maniera chiara e compatibile con le norme successorie, comprese quelle poste a tutela degli eredi legittimari.
Questo assume particolare importanza quando il patrimonio comprende immobili, aziende, partecipazioni societarie o quando la situazione familiare rende la successione più complessa.
Significa che il testamento pubblico non può essere contestato?
No.
Nessuna forma testamentaria elimina in assoluto la possibilità di una controversia. Il testamento pubblico offre però maggiori garanzie sotto il profilo della forma, della conservazione e della corretta formulazione delle disposizioni.