10/09/2026
Qom, Iran, ottobre 1979. Oriana Fallaci è seduta di fronte all'Ayatollah Khomeini, guida suprema della neonata Rivoluzione Islamica. Per ottenere quell'intervista esclusiva, la giornalista italiana è stata obbligata a indossare il chador, il lungo mantello nero che lascia scoperto solo il viso.
Il clima nella stanza è teso. Fallaci, fedele al suo stile implacabile, incalza l'Ayatollah con domande scomode sulle esecuzioni sommarie, sulla chiusura dei giornali e, soprattutto, sulla condizione delle donne, appena costrette dal nuovo regime a nascondersi sotto la veste islamica.
Quando gli chiede conto di quell'imposizione, Khomeini risponde con sufficienza, sostenendo che il chador sia una protezione per le donne "giovani e perbene", e aggiunge: "Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla".
È l'innesco. Senza esitare un istante, Fallaci lo prende in parola. "Grazie, signor Imam. Visto che me lo dice lei, mi tolgo subito questo stupido cencio da Medioevo", ribatte. Con un gesto fulmineo e irriverente, si strappa il chador dalla testa, restando a capo scoperto.
L'affronto è inaudito. Davanti a una simile insubordinazione nel cuore del potere teocratico, Khomeini ammutolisce. Si alza di scatto, con il volto paonazzo per l'indignazione, e abbandona la stanza senza dire una parola.
Quell'intervista, e quel gesto in particolare, restano uno dei momenti più iconici della storia del giornalismo: il ritratto di una professionista che non esitò a sfidare a viso aperto, e con assoluta irriverenza, uno degli uomini più temuti al mondo.