AGNA Associazione genitori nell'accudimento

AGNA Associazione genitori nell'accudimento Confidando nella solidarietà di tutti i genitori, sia padri che madri, che vivono la stessa condizione hanno deciso di fondare questa associazione.

Associazione Genitori Non Affidatari (AGNA) Oggi Associazione Genitori Nell'Accudimento è un'associazione nata dall'esperienza di genitori separati che si sono trovati ad affrontare da soli, senza sostegno, con scarsa se non nessuna tutela dalle istituzioni, il problema separazione coniugale e la perdita di un figlio essendo nella condizione di genitori non affidatari. La legge dice che è un dirit

to-dovere per un genitore continuare ad avere cura del proprio bambino, ed è giusto che un bambino continui ad ricevere le cure di tutti e due i genitori anche dopo la separazione coniugale. Tuttavia i genitori affidatari – solitamente le madri – molto spesso ostacolano il diritto del bambino a vedere l’altro suo genitore, sia con mezzi legali che con comportamenti francamente al di fuori della legge: ma nessuno sembra preoccuparsene. Quando noi genitori non affidatari – solitamente padri - denunciamo queste cose non ci sentiamo presi in considerazione. Nessuno sembra preoccuparsi dei danni che subiscono i nostri bambini. L’AGNA è un'associazione senza fini di lucro e riunisce padri e madri non affidatari. Il nostro obiettivo principale è promuovere ed incentivare la creazione di una cultura adeguata e responsabile della separazione, in particolare fare in modo che i figli possano mantenere relazioni personali e contatti diretti in modo regolare con entrambi i genitori e quindi ricevere cure, educazione, istruzione, affetto da ciascuno di essi.

AGNA invita a un pomeriggio di studio e confronto che si terrà il giovedì, 19 novembre 2026 dalle 13:30 alle 17:30iscriv...
22/08/2026

AGNA invita a un pomeriggio di studio e confronto che si terrà il
giovedì, 19 novembre 2026 dalle 13:30 alle 17:30
iscriviti subito: https://www.agna.ch/iscrizione

Il rifiuto di un genitore può avere cause molto diverse: situazioni di violenza o trascuratezza, conflitti di lealtà, dinamiche familiari disfunzionali o processi di progressivo allontanamento. Per proteggere adeguatamente il minore è necessario comprendere ogni situazione nella sua specificità, attraverso il confronto tra competenze psicologiche, sociali, giuridiche e istituzionali.

Durante il pomeriggio interverranno:
• Dr. Giovanni Battista Camerini – Comprendere il rifiuto genitoriale
• Avv. Dr. Davide Cerutti – Le risposte operative delle istituzioni
• Roberta Schaller, giurista e criminologa – ospite della tavola rotonda

La tavola rotonda sarà moderata dall’avv. Reto Medici, già magistrato dei minorenni del Cantone Ticino.

La newsletter di oggi nasce da una riflessione, che curiosamente, arriva da un ambito che apparentemente ha poco a che v...
17/08/2026

La newsletter di oggi nasce da una riflessione, che curiosamente, arriva da un ambito che apparentemente ha poco a che vedere con la separazione.
Oltre al lavoro con AGNA, mi occupo anche di sviluppo informatico.

E proprio lavorando su sistemi di calcolo e sull’elaborazione dei dati mi sono trovato ad affrontare il tema dei bias: distorsioni che possono influenzare un risultato perché i dati utilizzati, il metodo scelto o le ipotesi di partenza non rappresentano correttamente tutta la realtà.

Un calcolo può essere matematicamente perfetto, ma se i dati di partenza sono incompleti o selezionati male, il risultato può comunque portarci nella direzione sbagliata. Da informatico la cosa è abbastanza evidente, se introduciamo nel sistema informazioni distorte, anche il risultato rischia di esserlo.

Poi mi sono fatto una domanda. Accade, qualcosa di simile, anche nel nostro modo di pensare?

E quindi, quanto spesso può accadere anche durante un percorso di separazione?

Anche noi raccogliamo continuamente informazioni, osserviamo un comportamento, ascoltiamo una frase, ricordiamo un episodio.

Cerchiamo di capire perché l’altro genitore abbia fatto una determinata cosa, ma non elaboriamo queste informazioni in modo completamente neutro. Le interpretiamo attraverso ciò che abbiamo vissuto, ciò che temiamo e ciò che già pensiamo dell’altra persona.

Ed è qui che entrano in gioco i bias cognitivi

Durante una separazione possiamo, per esempio, convincerci che «Lui non si interessa veramente dei figli.», oppure che «Lei vuole escludermi.»

Da quel momento rischiamo di iniziare a leggere ogni nuovo episodio attraverso quella convinzione.

Se l’altro arriva dieci minuti in ritardo, diventa la conferma che è irresponsabile.
Se non risponde immediatamente a un messaggio, conferma che non vuole collaborare.
Se il bambino torna triste, possiamo pensare immediatamente che sia successo qualcosa quando era con l’altro genitore.

Ma siamo sicuri che quella sia l’unica spiegazione possibile?

Uno dei bias più conosciuti è proprio il bias di conferma, cioè tendiamo a notare, ricordare e valorizzare soprattutto ciò che conferma quello che pensiamo già.

Il resto rischiamo quasi di non vederlo, e durante una separazione questo meccanismo può diventare particolarmente forte, perché ai fatti si aggiungono emozioni come rabbia, paura, dolore, delusione e sfiducia.

Il bias non riguarda soltanto i genitori

Anche un avvocato riceve inizialmente la storia attraverso il racconto del proprio cliente. Un curatore o un professionista può sviluppare nel tempo una propria interpretazione della situazione.

E anche chi è chiamato a prendere una decisione, compreso un giudice, pur disponendo di esperienza, formazione e procedure pensate proprio per garantire imparzialità, resta una persona e quindi non è magicamente immune dai meccanismi cognitivi che appartengono a tutti noi.

Dire questo non significa mettere in discussione la professionalità di qualcuno ma al contrario significa comprendere perché servono metodo, confronto e verifica.

Forse dovremmo imparare tutti, ogni tanto, a fermarci e chiederci:

Sto cercando di capire quello che è successo oppure sto cercando la conferma di ciò che penso già?
Quali fatti potrebbero mettere in discussione la mia interpretazione?
Ho ascoltato anche una spiegazione diversa?
Sto distinguendo ciò che so da ciò che suppongo?

E una domanda ancora più scomoda:

Se lo stesso comportamento fosse partito da me, lo giudicherei nello stesso modo?

Il problema non è avere una convinzione, è normale averne. Il problema nasce quando smettiamo di metterla alla prova, di verificarla.

È uno dei motivi per cui AGNA insiste tanto sul lavoro di rete e sulla separazione collaborativa.

Un avvocato può vedere un aspetto, un pedagogista un altro e uno psicologo può coglierne un altro ancora. I genitori possiedono informazioni e conoscenze dei propri figli che nessun professionista potrà avere nello stesso modo.

Mettere insieme punti di vista differenti non significa pensare che tutte le interpretazioni abbiano necessariamente lo stesso valore. Significa ridurre il rischio che una sola lettura della situazione diventi automaticamente la realtà.

In informatica abbiamo imparato da tempo una cosa molto semplice, che un risultato va sempre letto anche alla luce dei dati e del metodo che lo hanno prodotto. Forse dovremmo ricordarcelo un po’ più spesso anche quando parliamo delle nostre famiglie. «Io la vedo così.» Può essere una convinzione legittima ma aggiungere «ma potrei non avere tutti gli elementi.» può essere l’inizio di qualcosa di molto più utile.

Soprattutto quando in mezzo ci sono i nostri figli.

Buona domenica da AGNA.

08/08/2026

Ce n'est pas la séparation qui abîme le plus les enfants. C'est le temps qu'on laisse au conflit pour s'installer.

Six ou sept mois. C'est parfois le délai avant qu'un dossier de séparation soit réellement pris en charge.

Sur le papier, c'est une attente administrative.

Dans la réalité, il se passe quelque chose pendant ces mois-là.

Deux parents qui arrivaient encore à se parler cessent de le faire. Chacun s'organise de son côté, prend ses habitudes, se construit sa version des faits. Les positions se durcissent. Les avocats entrent en scène.

Et quand la procédure démarre enfin, on ne traite plus une séparation. On traite un conflit.

Ce que nous observons au MCPVS est simple : plus la prise en charge est tardive, plus elle est difficile, longue et coûteuse. Pour les familles. Et pour l'État.

Ce n'est pourtant pas une fatalité.

Le Valais a été le premier canton suisse à lancer, dès 2020, le consensus parental le modèle dit « de Cochem ». Le principe : réunir les deux parents rapidement, les informer, les orienter vers une médiation dès le début de la procédure. Avant que le conflit ne se cristallise.

Les résultats sont encourageants : davantage d'accords, des procédures plus courtes, moins d'expertises psycho-judiciaires. Vaud a suivi et étend le dispositif à tout son canton. Fribourg et Neuchâtel s'y préparent.

Mais en Valais, six ans après son lancement, il ne couvre encore que Monthey, Saint-Maurice, Martigny et Entremont. Ailleurs dans le canton, les parents qui se séparent n'y ont pas accès.

Nous en avions parlé ici il y a quelque temps sur notre page: le député Emmanuel Chassot demande que la médiation rapide soit démocratisée dans tout le canton. Nous continuons de soutenir cette démarche et nous soutiendrons toute initiative qui va dans ce sens, quel que soit le parti dont elle vient. Ce sujet n'appartient à personne. Il concerne des enfants.

Nous le disons à chacune de nos rencontres avec les élus et les autorités : la volonté ne suffira pas.

Les autorités de protection de l'enfant et de l'adulte (APEA) et l'Office pour la protection de l'enfant manquent de moyens humains. Ce n'est pas un reproche : les professionnels qui y travaillent font ce qu'ils peuvent avec ce qu'on leur donne. Mais sans effectifs suffisants, aucune prise en charge ne peut être rapide. Les délais ne tombent pas du ciel : ils sont la conséquence d'un choix de dotation.

Et c'est justement là que l'argument se retourne. Agir tôt ne charge pas les services : cela les allège. Moins de dossiers alourdis par des mois d'attente, moins d'enquêtes sociales, moins d'expertises psycho-judiciaires, moins de recours. Le consensus parental n'est pas une dépense supplémentaire. C'est un investissement qui se rembourse en heures de travail économisées.

Une précision, parce qu'elle compte : la médiation n'est pas une solution universelle. Elle suppose deux personnes en capacité de dialoguer, et elle n'a pas sa place là où il y a violence ou emprise dans ces cas, la protection passe avant le dialogue. C'est précisément pour cela qu'il faut agir tôt : tant que le dialogue est encore possible.

Et si vous êtes en train de vous séparer : ne laissez pas filer les premiers mois. Informez-vous, cherchez un cadre, à deux si vous le pouvez encore.

Le temps ne répare pas les conflits familiaux. Il les installe.

Et vous : combien de temps s'est écoulé entre votre séparation et le premier vrai accompagnement ? Vos témoignages nous aident à porter ce dossier auprès des autorités.

«L’ha detto ChatGPT» non basta.Oggi possiamo trovare risposte ovunque: da un avvocato, da un curatore, da uno psicologo,...
26/07/2026

«L’ha detto ChatGPT» non basta.
Oggi possiamo trovare risposte ovunque: da un avvocato, da un curatore, da uno psicologo, su Internet o attraverso l’intelligenza artificiale.

Chiedere consiglio è utile. In molti casi è necessario.
Ma una risposta non diventa corretta soltanto perché arriva da una fonte che consideriamo autorevole.

Ogni famiglia ha una storia diversa. Cambiano l’età e la sensibilità dei figli, i tempi di accudimento, le distanze, la situazione economica e la capacità dei genitori di comunicare.

Anche un’indicazione valida in generale può non essere adatta a una situazione concreta.

Per questo è importante continuare a fare domande:

Su quali elementi si basa questa proposta?

Quale obiettivo vuole raggiungere?

Quali alternative sono state considerate?

Che effetto potrebbe avere sui figli?

Come verificheremo se sta funzionando?

Informarsi non significa delegare il proprio giudizio.

Significa raccogliere strumenti per comprendere meglio e decidere con maggiore consapevolezza.

Perché possiamo affidarci ai professionisti e utilizzare l’intelligenza artificiale, ma la responsabilità di pensare, comprendere e proteggere i nostri figli resta nostra.

Leggi la nuova “500 parole di AGNA”:
https://www.agna.ch/news/newsletter/archive/listing

Le nuove statistiche del Cantone mostrano perché la corresponsabilità genitoriale è una risorsa per donne, uomini e figl...
18/07/2026

Le nuove statistiche del Cantone mostrano perché la corresponsabilità genitoriale è una risorsa per donne, uomini e figli.

L'Ufficio di statistica del Cantone Ticino ha recentemente pubblicato la nuova edizione de "Le cifre della parità – Un quadro statistico delle pari opportunità tra donne e uomini in Ticino", (documento ufficiale) un'importante analisi che fotografa l'evoluzione della nostra società negli ultimi quindici anni.

Il rapporto nasce per misurare i progressi compiuti verso la parità tra donne e uomini. Tuttavia, letto con attenzione, offre anche una chiave di lettura preziosa su un tema che raramente viene affrontato quando si parla di pari opportunità: la gestione della genitorialità dopo la separazione.

Le statistiche raccontano una società profondamente cambiata. Le famiglie, invece, continuano troppo spesso ad affrontare la separazione secondo modelli costruiti decenni fa, quando ruoli familiari, mercato del lavoro e organizzazione sociale erano molto diversi da quelli di oggi.

Per AGNA, questa pubblicazione rappresenta una conferma importante: la piena uguaglianza tra donne e uomini non dipende soltanto dal mercato del lavoro, ma anche da come la società organizza la responsabilità genitoriale quando una coppia si separa.

Una società che cambia

Forse il dato più significativo riguarda la formazione.

Oggi, in Ticino, oltre la metà delle donne tra i 25 e i 44 anni possiede una formazione universitaria o professionale superiore, superando gli uomini della stessa fascia d'età. È un cambiamento storico.

Le donne investono sempre di più nella propria formazione, costruiscono carriere qualificate e partecipano con crescente intensità al mercato del lavoro.

Parallelamente diminuisce drasticamente il numero delle donne che si dedicano esclusivamente all'economia domestica, mentre aumenta il numero delle famiglie che dipendono dal reddito di entrambi i genitori.

Anche il ruolo paterno sta evolvendo.

Sempre più uomini desiderano essere presenti nella crescita dei figli e cresce progressivamente il ricorso al lavoro a tempo parziale anche da parte dei padri. La famiglia ticinese del 2025 non è più quella di una generazione fa.

La vera disuguaglianza riguarda ancora la distribuzione della cura

Accanto ai progressi, le statistiche evidenziano però una realtà che continua a limitare il raggiungimento di una piena parità.

Il 57,7% delle donne occupate lavora a tempo parziale, una percentuale molto superiore a quella degli uomini.

Il rapporto mostra inoltre che, fino ai trent'anni, uomini e donne presentano percorsi lavorativi molto simili. Con la nascita dei figli, però, le loro traiettorie iniziano a divergere.

Sono soprattutto le donne a ridurre l'attività professionale per assumere il maggiore carico della cura familiare, mentre gli uomini continuano prevalentemente il proprio percorso lavorativo.

Lo stesso Ufficio di statistica conclude che permane una distribuzione diseguale delle responsabilità familiari e domestiche, individuando proprio in questo uno dei principali ostacoli alla piena parità tra donne e uomini.

È probabilmente la riflessione più importante dell'intero rapporto.

Perché dimostra che la questione della parità non riguarda soltanto stipendi o carriere, ma il modo in cui vengono condivise le responsabilità verso i figli.

La separazione non crea la disuguaglianza: la rende evidente

Quando una coppia si separa, gli equilibri costruiti durante la convivenza vengono inevitabilmente messi alla prova.

Se per anni uno dei due genitori ha ridotto la propria attività lavorativa per dedicarsi prevalentemente alla cura dei figli, mentre l'altro ha assunto soprattutto il ruolo di principale sostegno economico, la separazione rischia di consolidare definitivamente questa distribuzione dei ruoli.

Le conseguenze sono ben conosciute.

Le madri vedono spesso rallentare ulteriormente la propria carriera e la propria autonomia economica.
Molti padri, al contrario, rischiano di essere progressivamente identificati soprattutto con il ruolo di mantenimento economico, perdendo parte della quotidianità educativa con i figli.

A rimetterci sono entrambi i genitori.

Ma soprattutto sono i figli, che continuano ad avere bisogno della presenza, dell'affetto e della responsabilità di entrambi.

La separazione, quindi, non è l'origine della disuguaglianza. È il momento in cui essa diventa più evidente.

Custodia alternata: una scelta che favorisce anche le pari opportunità

Se il principale ostacolo alla parità consiste nella distribuzione squilibrata delle responsabilità familiari, diventa inevitabile interrogarsi anche sul modo in cui vengono organizzate le relazioni tra genitori e figli dopo la separazione.

Naturalmente la custodia alternata non può, né deve, essere applicata automaticamente. Ogni situazione familiare è diversa e ogni decisione deve essere assunta nell'interesse concreto del minore.

Tuttavia, quando esistono le condizioni per una collaborazione responsabile tra i genitori, la custodia alternata dovrebbe essere favorita, non ostacolata.

Non rappresenta soltanto una diversa organizzazione dei tempi di permanenza dei figli

Essa costituisce uno strumento concreto di corresponsabilità genitoriale,
Favorisce una distribuzione più equilibrata della cura,
Permette alle madri di mantenere una maggiore continuità professionale,
Consente ai padri di esercitare pienamente il proprio ruolo educativo,
Riduce il rischio che uno dei due genitori venga relegato esclusivamente al ruolo di "genitore accudente" e l'altro a quello di "genitore pagante".

In altre parole, la custodia alternata, quando è compatibile con il benessere del minore, rappresenta anche una concreta politica di promozione delle pari opportunità.

Un luogo comune da superare: la custodia alternata non costa di più

Tra gli argomenti più frequentemente utilizzati contro la custodia alternata vi è l'affermazione secondo cui essa sarebbe economicamente più onerosa rispetto all'affidamento esclusivo.

Si tratta però di una convinzione che merita di essere ridimensionata.

Indipendentemente dal modello giuridico adottato, entrambi i genitori devono comunque poter garantire ai figli condizioni di vita adeguate.

Ogni figlio ha bisogno di uno spazio dove dormire, studiare e vivere serenamente quando si trova con la madre e quando si trova con il padre. Ha bisogno di vestiti, materiali scolastici, cure, attenzioni e di un ambiente familiare accogliente presso entrambi.

Questi costi esistono sia nell'affidamento esclusivo sia nella custodia alternata.

La custodia alternata non crea un "doppio costo": rende semplicemente coerente anche sul piano organizzativo quella corresponsabilità che continua ad esistere dopo la separazione. Le vere differenze riguardano il modo in cui tempi, responsabilità e spese vengono ripartiti tra i genitori, non il costo complessivo necessario per crescere un figlio.

Anzi, una partecipazione equilibrata di entrambi alla cura quotidiana può contribuire a mantenere la continuità lavorativa delle madri, favorire l'autonomia economica di entrambi e ridurre, nel tempo, proprio quelle disuguaglianze che il rapporto cantonale continua a documentare.

Dalle idee ai fatti: il servizio di separazione collaborativa di AGNA

Da oltre due anni AGNA ha deciso di trasformare questi principi in una proposta concreta.
Per questo ha sviluppato il proprio servizio di separazione collaborativa, un percorso innovativo nato dall'esperienza maturata nell'accompagnamento di numerose famiglie.

L'obiettivo è aiutare i genitori a costruire accordi equilibrati e duraturi, mantenendo al centro il benessere dei figli e valorizzando la responsabilità di entrambi.

La separazione collaborativa non sostituisce la mediazione familiare né il ruolo degli avvocati, li integra.

Offre ai genitori uno spazio nel quale affrontare insieme gli aspetti educativi, organizzativi ed economici della separazione, riducendo il conflitto e costruendo basi solide per una collaborazione futura.

L'esperienza dimostra che quando i genitori riescono a dialogare e a progettare insieme il futuro dei figli, diminuiscono i conflitti, aumentano la stabilità degli accordi e cresce il benessere dell'intero nucleo familiare.

È esattamente la direzione indicata anche dalle nuove statistiche cantonali.

Una sfida culturale per il futuro

Le Cifre della parità descrivono una società che è profondamente cambiata.

Le donne studiano di più, lavorano di più e contribuiscono sempre più al sostegno economico della famiglia. Anche molti padri chiedono di poter vivere una paternità più presente, responsabile e quotidiana.

Le istituzioni, il diritto e le prassi professionali sono ora chiamati ad accompagnare questa evoluzione.

Le pari opportunità non si costruiscono soltanto con migliori salari o con un maggiore accesso delle donne alle posizioni dirigenziali, si costruiscono anche nella famiglia e continuano a costruirsi quando una famiglia si separa.

Per questo AGNA continuerà a promuovere una cultura della corresponsabilità genitoriale, convinta che la collaborazione tra madre e padre rappresenti il miglior investimento possibile per il futuro dei figli e, nello stesso tempo, uno degli strumenti più efficaci per realizzare una reale uguaglianza tra donne e uomini.

Favorire, quando è nell'interesse del minore, la custodia alternata e sostenere percorsi di separazione collaborativa significa investire contemporaneamente nel benessere dei bambini, nella dignità di entrambi i genitori e nelle pari opportunità.

Perché le pari opportunità non finiscono con la separazione: è proprio dopo la separazione che devono poter diventare una realtà concreta.

💙 Le mamme ce la fanno, una domenica qualunque."I figli non ricordano quando soffri, ma ricordano esattamente come li ha...
08/06/2026

💙 Le mamme ce la fanno, una domenica qualunque.

"I figli non ricordano quando soffri, ma ricordano esattamente come li hai fatti sentire mentre soffrivi."

Una storia toccante per tutte le mamme separate che si chiedono: sto facendo abbastanza? Sì. Ce la stai facendo. Buona festa della mamma ❤️

📅 Vieni a trovarci all'Assemblea AGNA 2026 – 20 anni di attività! Iscriviti: www.agna.ch/assemblea-2026

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💙 Le mamme ce la fanno, una domenica qualunque.Una bambina di otto anni ha detto alla sua mamma: "oggi è stato uno dei g...
10/05/2026

💙 Le mamme ce la fanno, una domenica qualunque.

Una bambina di otto anni ha detto alla sua mamma: "oggi è stato uno dei giorni più belli della mia vita." Era stata una giornata normalissima. Colazione al bar, centro commerciale, supermercato.

"I figli non ricordano quando soffri, ma ricordano come li hai fatti sentire mentre soffrivi."

A tutte le mamme che stanno tenendo insieme i pezzi anche quando non ne hanno la forza: buona festa della mamma. ❤️

👉 Leggi la newsletter completa: https://www.agna.ch/news/newsletter/archive/listing
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26/04/2026
19/04/2026

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