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Gli avvocati Renzo e Riccardo Mallus entrambi patrocinanti in Cassazione , sono iscritti al Foro di Cagliari ed esercitano la professione di avvocati con esperienza decennale.

12/10/2026

La fatica non l’ha mai spaventato. Oggi ha paura che non basti più.

È il pensiero che emerge dai racconti che mi state mandando. Agricoltori e allevatori che amano il proprio lavoro, ma non sanno più come andare avanti.

Uno di voi mi ha raccontato di sentirsi le mani legate: il mutuo lo obbliga a continuare, ma i conti non gli permettono di investire per ripartire. Un altro ha costruito la propria azienda da zero e, dopo dieci anni, si sente ancora appeso a un filo.

Leggendo questi messaggi penso alle sere trascorse a rifare i conti. A una spesa che si prova a rimandare. Alla domanda di chi ti sta accanto: «Come va?». E alla difficoltà di rispondere sinceramente, perché non vuoi portare anche in casa tutte le tue preoccupazioni.

In queste storie possono riconoscersi tanti italiani. Persone che hanno sempre lavorato, affrontato sacrifici e cercato di cavarsela con le proprie forze. Persone per cui ammettere «non so più come fare» costa moltissimo.

Ma arrivare in difficoltà non cancella una vita di lavoro. Non toglie dignità ai sacrifici fatti. E non significa aver fatto troppo poco.

Fa male non riuscire a dire alla propria famiglia «state tranquilli», soprattutto quando stai già facendo tutto quello che puoi.

Per questo sento la responsabilità di dare spazio ai vostri racconti. Perché dietro un’azienda ci sono persone, famiglie, anni di impegno. E meritano di essere ascoltate prima che siano costrette a chiudere.

Chi produce deve poter vivere del proprio lavoro e guardare al futuro con un po’ di serenità.

Vi è mai capitato di dire «va tutto bene» per non far preoccupare la vostra famiglia, mentre dentro avevate paura di non farcela?

12/10/2026
09/10/2026

La sentenza della gup ha accolto la tesi dell'accusa, ma le motivazioni non sono ancora disponibili. La difesa ha già annunciato di voler ricorrere in appello.

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06/10/2026

La Corte costituzionale, sentenza n. 154/2026 ha dichiarato infondate una serie di questioni di legittimità costituzionale dell’art. 162-ter, comma 4,...

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02/10/2026

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Intercettare gli avvocati è la morte del processo e del diritto di difesa:

il governa intervenga

Il Dubbio, 2.10.2026

di GAETANO PECORELLA

La questione delle intercettazioni abusive degli avvocati è arrivata all’attenzione della politica, o per lo meno del Ministro della giustizia che ha formulato una risposta scritta a due interrogazioni, una del senatore Zanettin e l’altra dal deputato Magi.

Il Ministro ha dato una risposta scritta che impone un commento.

La ragione addotta - dalle autorità giudiziarie di Perugia - per giustificare le intercettazioni tra avvocato difensore e assistito, sono a dir poco grottesche, ed il Ministro le ha trascritte nella sua risposta senza alcun commento, e senza denunciarne l’assurdità.

Le ragioni sono queste:

era stata disposta la intercettazione di un avvocato con il cliente perché indagato di un grave reato.

Tuttavia il carcere di Perugia ha quattro sale colloqui e quindi si è pensato bene di intercettare tutte le sale contemporaneamente non conoscendosi preventivamente in quale sala l’avvocato inquisito avrebbe incontrato il proprio assistito.

Intanto il Ministro non dice, e forse non si è chiesto, chi abbia avuto questa bella pensata.
Qualcuno deve pure averlo deciso, e per la sua decisione deve essere chiamato a rispondere, anche in sede penale.

Il Ministro non sa, e lo dichiara, quante intercettazioni sono state effettuate e nei confronti di quali avvocati, né se sono state trascritte e da chi.

Ancora:

se questa era la ragione, perché non disporre quattro distinte intercettazioni e attivare solo quella che riguardava il colloquio dell’avvocato inquisito?

Dal racconto del Ministro si capisce che il numero enorme delle intercettazioni è dipeso dal fatto che, con la presenza dell’avvocato inquisito (o, forse, anche senza la sua presenza), venivano attivate le intercettazioni di tutte le quattro stanze.

Ma possiamo stare tranquilli.

Il Ministro ci assicura che le intercettazioni non sono state trascritte, né utilizzate.
Vorrei vedere che gli operanti in questa situazione avessero trascritto ufficialmente le intercettazioni abusive e le avessero utilizzate in qualche atto giudiziario.

Giudici, pubblici ministeri e polizia giudiziaria non sono così sprovveduti da documentare le intercettazioni illecite nei confronti degli avvocati, salvo che si arroghino il diritto di porsi al di sopra della legge.

Non è difficile trovare esempi di questa specie.

La risposta del Ministro, del resto, contiene una evidente contraddizione.

Come può condividere l’affermazione dell’autorità giudiziaria secondo cui nessuna intercettazione abusiva è stata utilizzata processualmente e, nello stesso tempo, ammettere che non è determinabile il numero effettivo di tali intercettazioni?

Evidentemente si sono p***e le tracce delle intercettazioni abusive, o qualcuno evita che le si possa conoscere.

Manca, soprattutto, l’impegno del governo di intervenire con una normativa che contrasti efficacemente le intercettazioni illecite degli avvocati.
La inutilizzabilità - sanzione oggi prevista - non basta, anche perché il giudice non può dimenticare ciò che ha appreso attraverso l’intercettazione abusiva, benché non lo possa scrivere, né utilizzare.

Il venir meno della segretezza dei rapporti tra imputato e avvocato non è il vizio di un atto processuale, ma trasforma l’imputato e il suo difensore in collaboratori inconsapevoli dell’accusa.
Con ciò viene meno l’essenza stessa della difesa e, in conseguenza, la struttura stessa del processo penale. Il processo è morto: perciò non può e non deve proseguire.

La sola sanzione adeguata perciò, è la improcedibilità dell’azione penale.

di Gaetano Pecorella

Intercettare gli avvocati è la morte del processo e del diritto di difesa: il governa intervenga

«Il venir meno della segretezza dei rapporti tra imputato e avvocato non è il vizio di un atto processuale, ma trasforma l’imputato e il suo difensore in collaboratori inconsapevoli dell’accusa», scrive Gaetano Pecorella

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30/09/2026

Guida completa sulla revoca del diritto di abitazione nella casa coniugale se il genitore trasloca con il figlio presso il nuovo partner. Il diritto di continuare a vivere nell'abitazione che è stata il centro della vita coniugale non rappresenta un privilegio assoluto o un beneficio economico per ...

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