02/10/2026
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Intercettare gli avvocati è la morte del processo e del diritto di difesa:
il governa intervenga
Il Dubbio, 2.10.2026
di GAETANO PECORELLA
La questione delle intercettazioni abusive degli avvocati è arrivata all’attenzione della politica, o per lo meno del Ministro della giustizia che ha formulato una risposta scritta a due interrogazioni, una del senatore Zanettin e l’altra dal deputato Magi.
Il Ministro ha dato una risposta scritta che impone un commento.
La ragione addotta - dalle autorità giudiziarie di Perugia - per giustificare le intercettazioni tra avvocato difensore e assistito, sono a dir poco grottesche, ed il Ministro le ha trascritte nella sua risposta senza alcun commento, e senza denunciarne l’assurdità.
Le ragioni sono queste:
era stata disposta la intercettazione di un avvocato con il cliente perché indagato di un grave reato.
Tuttavia il carcere di Perugia ha quattro sale colloqui e quindi si è pensato bene di intercettare tutte le sale contemporaneamente non conoscendosi preventivamente in quale sala l’avvocato inquisito avrebbe incontrato il proprio assistito.
Intanto il Ministro non dice, e forse non si è chiesto, chi abbia avuto questa bella pensata.
Qualcuno deve pure averlo deciso, e per la sua decisione deve essere chiamato a rispondere, anche in sede penale.
Il Ministro non sa, e lo dichiara, quante intercettazioni sono state effettuate e nei confronti di quali avvocati, né se sono state trascritte e da chi.
Ancora:
se questa era la ragione, perché non disporre quattro distinte intercettazioni e attivare solo quella che riguardava il colloquio dell’avvocato inquisito?
Dal racconto del Ministro si capisce che il numero enorme delle intercettazioni è dipeso dal fatto che, con la presenza dell’avvocato inquisito (o, forse, anche senza la sua presenza), venivano attivate le intercettazioni di tutte le quattro stanze.
Ma possiamo stare tranquilli.
Il Ministro ci assicura che le intercettazioni non sono state trascritte, né utilizzate.
Vorrei vedere che gli operanti in questa situazione avessero trascritto ufficialmente le intercettazioni abusive e le avessero utilizzate in qualche atto giudiziario.
Giudici, pubblici ministeri e polizia giudiziaria non sono così sprovveduti da documentare le intercettazioni illecite nei confronti degli avvocati, salvo che si arroghino il diritto di porsi al di sopra della legge.
Non è difficile trovare esempi di questa specie.
La risposta del Ministro, del resto, contiene una evidente contraddizione.
Come può condividere l’affermazione dell’autorità giudiziaria secondo cui nessuna intercettazione abusiva è stata utilizzata processualmente e, nello stesso tempo, ammettere che non è determinabile il numero effettivo di tali intercettazioni?
Evidentemente si sono p***e le tracce delle intercettazioni abusive, o qualcuno evita che le si possa conoscere.
Manca, soprattutto, l’impegno del governo di intervenire con una normativa che contrasti efficacemente le intercettazioni illecite degli avvocati.
La inutilizzabilità - sanzione oggi prevista - non basta, anche perché il giudice non può dimenticare ciò che ha appreso attraverso l’intercettazione abusiva, benché non lo possa scrivere, né utilizzare.
Il venir meno della segretezza dei rapporti tra imputato e avvocato non è il vizio di un atto processuale, ma trasforma l’imputato e il suo difensore in collaboratori inconsapevoli dell’accusa.
Con ciò viene meno l’essenza stessa della difesa e, in conseguenza, la struttura stessa del processo penale. Il processo è morto: perciò non può e non deve proseguire.
La sola sanzione adeguata perciò, è la improcedibilità dell’azione penale.
di Gaetano Pecorella
Intercettare gli avvocati è la morte del processo e del diritto di difesa: il governa intervenga
«Il venir meno della segretezza dei rapporti tra imputato e avvocato non è il vizio di un atto processuale, ma trasforma l’imputato e il suo difensore in collaboratori inconsapevoli dell’accusa», scrive Gaetano Pecorella
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