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Avvocato Luca Borsani Avvocato Cassazionista. Autore Best Seller. Docente di Scienze Imprenditoriali.

13/10/2026















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24/09/2026

I𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐞, 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐨𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚 𝐀𝐩𝐩𝐥𝐞 𝐥’𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢?

La risposta può essere sì. E una decisione del Tribunale di Milano mostra quanto il tema dell’“eredità digitale” abbia ormai conseguenze molto concrete.

Il caso riguardava i genitori di un giovane morto in un incidente stradale. Il suo iPhone era stato distrutto nell’impatto, ma fotografie, video e altri contenuti erano conservati tramite iCloud. I genitori volevano recuperarli anche per realizzare un progetto dedicato alla memoria del figlio.

Apple aveva subordinato l’accesso a una serie di condizioni. Il Tribunale, però, ha ritenuto applicabile l’art. 2-terdecies del Codice Privacy.

La norma consente infatti di esercitare i diritti relativi ai dati personali di una persona deceduta quando sussista un interesse proprio, la tutela dell’interessato oppure una ragione familiare meritevole di protezione.

Nel caso concreto proprio il legame tra genitori e figlio, insieme alla volontà di recuperarne fotografie, video e ricette per mantenerne vivo il ricordo, è stato considerato sufficiente a integrare questa esigenza di tutela. Inoltre, non risultava che il ragazzo avesse espressamente vietato l’accesso post mortem ai propri dati.

Un passaggio particolarmente interessante riguarda le condizioni imposte dalla piattaforma: secondo il Tribunale, un diritto riconosciuto dall’ordinamento italiano non può essere subordinato a requisiti derivanti da istituti estranei al nostro sistema giuridico.

Il Tribunale ha quindi ordinato ad Apple di fornire assistenza per il recupero dei dati attraverso la procedura di trasferimento.

La decisione pone un tema destinato a diventare sempre più importante nelle successioni: che cosa accadrà ai nostri dati quando non ci saremo più?

Foto, documenti, email, archivi cloud e account possono avere un enorme valore affettivo, professionale e patrimoniale.

Per questo la pianificazione successoria del futuro non potrà limitarsi a immobili, conti correnti e investimenti: dovrà occuparsi anche del nostro patrimonio digitale.

21/09/2026

Quando moriamo, chi eredita i nostri account social, le email, le foto nel cloud e le criptovalute?

È una domanda sempre meno teorica. Una parte crescente del nostro patrimonio, dei nostri ricordi e persino della nostra attività professionale oggi esiste solo in formato digitale.

Ma attenzione: non tutto ciò che utilizziamo online è automaticamente “ereditabile”.

Un account social, ad esempio, è normalmente regolato da un contratto con la piattaforma: l’utente può essere titolare di un semplice diritto di utilizzo, talvolta non trasferibile agli eredi.

Diverso è il problema dei dati e dei contenuti presenti nell’account.

In Italia l’art. 2-terdecies del Codice Privacy consente, a determinate condizioni, l’esercizio dei diritti relativi ai dati personali del defunto da parte di chi abbia un interesse proprio, agisca a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Questo, però, non significa che gli eredi abbiano automaticamente diritto a conoscere tutto.

Pensiamo alle email o alle conversazioni WhatsApp: possono contenere informazioni estremamente personali e coinvolgere anche soggetti terzi. Il diritto degli eredi deve quindi confrontarsi con la riservatezza, la segretezza della corrispondenza e con eventuali volontà espresse in vita dal defunto.

La questione diventa ancora più importante quando il patrimonio digitale ha un valore economico.

Un canale social monetizzato, un sito internet, contenuti digitali, domini, attività professionali online e soprattutto criptovalute possono rappresentare beni di valore considerevole.

E qui emerge un problema molto concreto: essere eredi non significa necessariamente essere tecnicamente in grado di accedere al patrimonio.

Una criptovaluta può essere ereditata, ma senza le informazioni necessarie per accedere al wallet il suo recupero può diventare estremamente problematico.

Per questo la pianificazione successoria dovrebbe ormai comprendere anche una vera e propria pianificazione dell’eredità digitale: individuare gli asset, stabilire chi dovrà gestirli e predisporre istruzioni compatibili con le regole successorie e con quelle delle singole piattaforme.

Il patrimonio di una persona, oggi, non finisce più nel cassetto, nel conto corrente o negli immobili.

Una parte può essere custodita dietro una password.

E dimenticarsene nella pianificazione successoria può significare lasciare agli eredi un patrimonio che esiste, ma al quale nessuno riesce più ad accedere.

18/09/2026

Indirizzo

Parabiago
20015

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