21/09/2026
Quando moriamo, chi eredita i nostri account social, le email, le foto nel cloud e le criptovalute?
È una domanda sempre meno teorica. Una parte crescente del nostro patrimonio, dei nostri ricordi e persino della nostra attività professionale oggi esiste solo in formato digitale.
Ma attenzione: non tutto ciò che utilizziamo online è automaticamente “ereditabile”.
Un account social, ad esempio, è normalmente regolato da un contratto con la piattaforma: l’utente può essere titolare di un semplice diritto di utilizzo, talvolta non trasferibile agli eredi.
Diverso è il problema dei dati e dei contenuti presenti nell’account.
In Italia l’art. 2-terdecies del Codice Privacy consente, a determinate condizioni, l’esercizio dei diritti relativi ai dati personali del defunto da parte di chi abbia un interesse proprio, agisca a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione.
Questo, però, non significa che gli eredi abbiano automaticamente diritto a conoscere tutto.
Pensiamo alle email o alle conversazioni WhatsApp: possono contenere informazioni estremamente personali e coinvolgere anche soggetti terzi. Il diritto degli eredi deve quindi confrontarsi con la riservatezza, la segretezza della corrispondenza e con eventuali volontà espresse in vita dal defunto.
La questione diventa ancora più importante quando il patrimonio digitale ha un valore economico.
Un canale social monetizzato, un sito internet, contenuti digitali, domini, attività professionali online e soprattutto criptovalute possono rappresentare beni di valore considerevole.
E qui emerge un problema molto concreto: essere eredi non significa necessariamente essere tecnicamente in grado di accedere al patrimonio.
Una criptovaluta può essere ereditata, ma senza le informazioni necessarie per accedere al wallet il suo recupero può diventare estremamente problematico.
Per questo la pianificazione successoria dovrebbe ormai comprendere anche una vera e propria pianificazione dell’eredità digitale: individuare gli asset, stabilire chi dovrà gestirli e predisporre istruzioni compatibili con le regole successorie e con quelle delle singole piattaforme.
Il patrimonio di una persona, oggi, non finisce più nel cassetto, nel conto corrente o negli immobili.
Una parte può essere custodita dietro una password.
E dimenticarsene nella pianificazione successoria può significare lasciare agli eredi un patrimonio che esiste, ma al quale nessuno riesce più ad accedere.