31/03/2026
𝗣𝗼𝗿𝘁𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼, 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 : 𝗜𝗹 𝗖𝗮𝘀𝗼 𝗧𝗼𝗿𝘁𝗼𝗿𝗮, 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲 𝗹'𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮
𝐷𝑖𝑓𝑒𝑠𝑒 𝑎𝑙 𝑏𝑢𝑖𝑜 𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎: 𝑒𝑐𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑠’𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙' 89.
Sono riuscito finalmente a vedere la serie Poerobello .
Da penalista, guardando la serie di Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora, non ho visto solo un pezzo di storia televisiva, ma l’autopsia di un fallimento giudiziario che ancora oggi proietta ombre lunghe sulle nostre aule.
Spesso si pensa che il "processo mediatico" sia un’invenzione moderna, figlia dei talk show o dei social.
Invece le radici sono lontane , il primo fu quello a carico di Gesù e Barabba, dove la piazza fu chiamata a emettere una sentenza definitiva a colpi di urla.
Quello di Tortora ne fu la versione industriale: il primo grande sacrificio umano in prima serata.
Un sistema che chiudeva la porta alla Difesa. Ma si apriva alla tv e ai giornalisti.
Nell’epoca del vecchio rito inquisitorio, la difesa non era considerata una garanzia essenziale, ma un ostacolo.
Come ricostruito magistralmente da Bellocchio, il sistema permetteva un isolamento totale: la difesa restava fuori dalla porta, spesso al buio, informata dalla stampa su ciò che accadeva all'interno delle stanze del potere inquisitorio.
Il "blocco" Procura-Istruzione: La vicinanza simbiotica tra chi accusava e chi doveva istruire le prove creava un meccanismo cieco, spesso automatico.
La gogna: Le manette mostrate con orgoglio davanti ai flash non erano un dettaglio, erano il verdetto anticipato che il sistema serviva al pubblico.
Nella serie giustamente si da risalto al vero protagonista .
Il Giudice Michele Morello.
il suo viene ricostruito come una impresa fuori dal comune , ma l' impresa del singolo non ci dà la prova che il sistema era equilibrato, anche se allora veniva ritenuto tale.
In una scena si vede anche il Giudice Michele Morello con suo figlio Tullio ( sul set come giovane studente di giurisprudenza) che credeva fermamente nell’innocenza di Tortora.
Quindi il dubbio che resta impresso nella mente é se il merito di quell'assoluzione fu tutta del Giudice Morello e non dell'esistenza di sufficienti anticorpi del "Sistema"?
Mi piacerebbe sapere se se è vero che il PM smise di salutare il Giudice Morello dopo la sentenza, dalla serie sembra che quell'assoluzione fu vissuta nei corridoi del Tribunale come un affronto, un atto di lesa maestà, e non come il trionfo della Giustizia.
Morello non stava solo applicando la legge; stava sfidando i suoi stessi colleghi per salvare un innocente.
Mi piacerebbe sapere come fu vissuta dall'interno.
Se fu vissuta cosi da lui.
Oggi il processo mediatico si è evoluto: non ha più bisogno dei tempi di stampa, viaggia alla velocità di un "like". Siamo passati dalle manette in bianco e nero alla gogna permanente scandita dall'algoritmo.
Ma c'è un aspetto che da allora non é cambiato. Il Clamore mediatico continua ad influire sul corso dei processi.
Enzo Tortora alla fine è stato assolto; ma il processo lo ha consumato. Il cancro che lo ha portato via poco dopo la sentenza non è stato un caso clinico, ma il somatizzarsi di un’ingiustizia che ti lascia in apnea.
È il dolore di chi urla la propria innocenza contro un muro di gomma che finisce per implodere.
La dovrebbero guardare tutti Portobello per capire, almeno per un attimo, cosa si prova.