23/05/2026
l diritto di ogni cittadino di potersi confidare in totale riservatezza con il proprio avvocato è uno dei pilastri fondamentali del giusto processo e dello Stato di diritto.
Quando questo muro di protezione crolla, non viene colpita solo una categoria professionale, ma la libertà di tutti.
È quanto emerso da un'indagine della Procura della Repubblica di Perugia, che ha portato alla luce un fatto gravissimo: per ben sei mesi, all'interno delle sale colloqui del carcere "Capanne", è andata in scena una captazione audio e video sistematica e indiscriminata.
Il giudice aveva legittimamente autorizzato le intercettazioni esclusivamente per i colloqui di un singolo avvocato indagato.
Le operazioni sono però proseguite "a strascico", registrando abusivamente le conversazioni di almeno altri 15 avvocati del tutto estranei alle indagini mentre svolgevano il proprio mandato difensivo.
Questo cortocircuito ha creato conseguenze processuali pesantissime:
Segreto violato: Sono state registrate strategie difensive e vicende personali coperte da assoluto segreto professionale.
Indebito vantaggio: Uno dei detenuti intercettati era imputato in un procedimento trattato dallo stesso magistrato titolare del caso. L'accusa si è così trovata a conoscere in anticipo le mosse della difesa.
Nessuna distruzione: Anziché interrompere l'ascolto e distruggere i file come impone la legge, i colloqui abusivi sono stati inseriti nel materiale investigativo a disposizione delle parti.
Di fronte a questa enorme violazione delle garanzie costituzionali, l'Unione delle Camere Penali Italiane ha deciso di reagire con fermezza per evitare che simili episodi diventino una prassi consolidata.
La Giunta ha quindi deliberato:
L'astensione nazionale dalle udienze penali e da ogni attività giudiziaria per i giorni 8, 9, 10, 11 e 12 giugno 2026 (con la sola eccezione del circondario di Verona, che ha già un'astensione locale programmata a fine mese).
Una manifestazione nazionale l'11 giugno 2026 a Perugia, chiedendo un intervento ispettivo immediato del Consiglio Superiore della Magistratura per accertare le responsabilità ordinamentali e disciplinari.
Senza la certezza della riservatezza con il proprio difensore, non esiste più un processo equo. Difendere questo principio significa difendere la democrazia.