02/08/2026
Quando ho iniziato a fare l’avvocato mi capitava spesso di assistere ai sequestri delle slot machine.
Venivo chiamato durante le operazioni delle Forze dell’Ordine per assistere all’apertura degli apparecchi e alle verifiche tecniche.
In quegli anni avevo l’impressione che lo Stato volesse contrastare quel fenomeno.
Oggi, invece, il gioco rappresenta una significativa fonte di entrate pubbliche.
Forse è anche per questo che mi ha colpito una recente sentenza della Corte di Cassazione.
Il caso riguardava un uomo che, dopo essere divenuto ludopatico, chiedeva il risarcimento dei danni sostenendo che lo Stato non lo avesse adeguatamente informato sui rischi del gioco.
La Cassazione ha respinto la domanda, affermando che la scelta di giocare resta una responsabilità individuale e che, per questo, non può essere lo Stato a rispondere della successiva dipendenza.
Questa decisione (che francamente non mi convince) mi porta a una riflessione.
Le scelte individuali hanno certamente il loro peso.
Ma è davvero sufficiente fermarsi a questo?
Oppure anche lo Stato dovrebbe interrogarsi sulle conseguenze di un sistema che autorizza, regola e dal quale trae un rilevante beneficio economico?