a Tua Difesa

a Tua Difesa La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento (art. 24 Costituzione)

Il reato scatta per chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata. Per la giuris...
02/09/2026

Il reato scatta per chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata. Per la giurisprudenza della Cassazione costante non è necessario dimostrare un danno effettivo all'ambiente; basta l'atto in sé di dare fuoco ai rifiuti per far scattare il reato, poiché si tutela la salute pubblica dal pericolo dei fumi tossici.

Le Pene Previste

Rifiuti non pericolosi: Reclusione da 2 a 5 anni.

Rifiuti pericolosi: Reclusione da 3 a 6 anni (es. plastiche speciali, RAEE, solventi, oli industriali).

Aggravante d'impresa: Se il rogo è appiccato nell'ambito di un'attività d'impresa o organizzata, la pena è aumentata di un terzo.

Sanzioni accessorie: Il colpevole è sempre condannato al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento delle spese di bonifica.

Il legame con l'azienda sotto sequestro fa sì che se l'azienda era già sotto sequestro ed è andata a fuoco, l'applicazione dell'art. 256-bis (delitto doloso, cioè commesso con l'intenzione di dare fuoco) dipenderà dall'esito delle indagini dei Vigili del Fuoco e della Procura:

-Se l'incendio è doloso (es. atto vandalico o intimidatorio): Chi ha appiccato fisicamente il fuoco risponde direttamente di questo reato. Se i rifiuti erano stoccati oltre i limiti consentiti prima del sequestro, si configura anche il reato di deposito incontrollato.

-Se l'incendio è colposo (es. autocombustione o corto circuito): L'art. 256-bis punisce solo la condotta dolosa ("chiunque appicca il fuoco"). Se l'incendio si è sviluppato per negligenza, non si applicherà questa norma, bensì il reato di incendio colposo ai sensi dell'art. 423 e 449 del Codice Penale, legandosi alle responsabilità del “custode giudiziario” per la mancata vigilanza e messa in sicurezza del sito.

STATO DI CALAMITÀ NATURALE AD AIROLA?MA DI COSA SI PARLA?Ma di cosa si parla? Ma veramente la politica nel Sannio è arri...
02/09/2026

STATO DI CALAMITÀ NATURALE AD AIROLA?
MA DI COSA SI PARLA?

Ma di cosa si parla? Ma veramente la politica nel Sannio è arrivata tanto in basso?
Ma di quale calamità naturale volete parlare?
L’incendio di un impianto di stoccaggio o di trattamento rifiuti e’ classificato come incidente tecnologico o antropico (causato dall’uomo, per dolo, colpa o guasto) e non come un evento meteo-climatico o geologico.
Idem per i comuni limitrofi.
Vanno accertate responsabilità, dolose o colpose, senza se e senza ma.

In Italia, lo stato di calamità naturale (o lo stato di emergenza di rilievo nazionale) viene dichiarato dal Consiglio dei Ministri solo a fronte di eventi catastrofici generati da fattori della natura o meteorologici imprevedibili, come terremoti, alluvioni, frane o siccità eccezionali. Un rogo in un impianto industriale, anche se di vaste proporzioni, è classificato come un evento antropico (generato dall'uomo, per dolo, colpa o guasto tecnico) e non segue questo iter.Tuttavia, l'evento non viene ignorato dalle istituzioni.

Gli strumenti giuridici a disposizione nella fattispecie:

-Dichiarazione di Emergenza Ambientale e Sanitaria
Se l'incendio sprigiona fumi tossici (es. combustione di plastiche) o minaccia la salute pubblica, il Sindaco del Comune colpito emana ordinanze contingibili e urgenti per Imporre alla popolazione di chiudere le finestre e limitare le attività all'aperto; bloccare il consumo di prodotti agricoli coltivati nelle aree interessate dalla ricaduta dei fumi; attivare l'ARPA regionale per il monitoraggio della qualità dell'aria e del suolo.
-Attivazione dei Piani di Emergenza
La legge italiana (art. 26-bis del D.L. 113/2018) obbliga severamente gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti a possedere e attivare specifici strumenti di difesa.
Piano di Emergenza Interno (PEI): le procedure che l'azienda stessa deve attuare immediatamente per contenere le fiamme.
Piano di Emergenza Esterna (P*E): redatto dal Prefetto per coordinare i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e le forze dell'ordine a tutela della cittadinanza circostante.
-Responsabilità e Risarcimento Danni
Mentre per la calamità naturale i fondi per i risarcimenti arrivano dallo Stato, nel caso di un incendio in un'azienda di rifiuti si applica il principio del "chi inquina paga", di talche’ il titolare dell'impianto ha la piena responsabilità penale e civile per la bonifica del sito e il ripristino ambientale. Di conseguenza, i cittadini o le aziende vicine che subiscono danni (es. raccolti agricoli distrutti dai fumi tossici) devono richiedere il risarcimento direttamente all'azienda di rifiuti (o alla sua assicurazione privata), dimostrando il nesso di causalità tra il rogo e il danno subito.

Pertanto, non si può chiedere lo stato di calamità naturale per l'incendio di un'azienda di rifiuti, a maggior ragione se come si legge sia sotto sequestro. Infatti la presenza del sequestro giudiziario su un’ azienda (conservativo, preventivo o giudiziario), fa sì che la custodia dei beni era affidata a un amministratore giudiziario o comunque sotto la tutela della Procura e il sequestro evidenzia che l'area era “già” soggetta a indagini o a criticità operative; un rogo in questo contesto fa scattare immediatamente un'inchiesta penale per accertare dolo, colpa grave o l'omessa vigilanza, escludendo l'imprevedibilità tipica delle calamità naturali.

Il resto e’ un indecoroso palcoscenico della politica

Il primo dato è arrivato e invita a tenere alta l’attenzione. Dopo l’incendio che il 31 agosto ha interessato l’area ind...
02/09/2026

Il primo dato è arrivato e invita a tenere alta l’attenzione.

Dopo l’incendio che il 31 agosto ha interessato l’area industriale di Airola, i monitoraggi ambientali dell’Arpa Campania hanno rilevato una concentrazione di diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili superiore al valore di riferimento utilizzato dalla comunità scientifica.

Il campionamento, effettuato nelle 24 ore comprese tra il 31 agosto e il 1° settembre attraverso una centralina ad alto flusso installata nei pressi dell’area interessata dal rogo, ha restituito un valore complessivo di 0,28 pg/Nm³ I-TEQ, a fronte del riferimento di 0,15 pg/Nm³ I-TEQ.

È però ancora presto per tracciare un quadro definitivo. Il monitoraggio è infatti in pieno svolgimento e nelle prossime ore sono attesi i risultati degli altri tre campionatori installati dopo l’incendio.

Le apparecchiature sono state posizionate ad Arienzo, Bucciano e Rotondi, sulla base delle simulazioni effettuate per valutare la possibile traiettoria e dispersione degli inquinanti nell’atmosfera. I controlli sulle diossine continueranno in tutti i punti individuati.

La giornata di domani sarà particolarmente importante anche per un altro fronte del monitoraggio. Sono infatti attesi i primi risultati del laboratorio mobile collocato nelle vicinanze dell’incendio.

La strumentazione permette di rilevare con cadenza oraria diversi inquinanti atmosferici, tra cui monossido di carbonio, ossidi di azoto, particolato, benzene, toluene e xilene.

Il quadro, dunque, resta sotto osservazione. L’Arpa Campania ha confermato che le attività proseguiranno nei prossimi giorni, in collaborazione con l’Assessorato regionale all’Ambiente, le Prefetture territorialmente competenti e le altre autorità impegnate nella gestione della situazione.

Il dato di 0,28 pg/Nm³ rappresenta il primo elemento concreto emerso dai controlli. Ora l’attenzione è concentrata sui prossimi campionamenti, che consentiranno di capire meglio l’estensione e l’evoluzione della presenza di inquinanti nell’aria.

INCENDIO AIROLA: A FRASSO TELESINO TUTTO BENE?Gli effetti visivi si sono proiettati per diversi chilometri mentre le int...
02/09/2026

INCENDIO AIROLA: A FRASSO TELESINO TUTTO BENE?

Gli effetti visivi si sono proiettati per diversi chilometri mentre le intense ricadute odorigine si sono propagate fino a diversi comuni della valle caudina, irpini, e via discorrendo (stranamente non si parla di Valle Telesino, di Frasso Telesino) perpetuandosi in modo insistente anche nella giornata odierna, per via dell’esposizione alle correnti dei venti e del suo posizionamento altimetrico. A dimostrazione della persistenza di un serio rischio di inquinamento nocivo vi sono stati i provvedimenti e gli inviti che Sindaci e Autorità hanno rivolto ai cittadini dei comuni interessati e di quelli limitrofi esortando le comunità a comportamenti di tutela preventiva.

Al momento non sono state rese note le cause dell’incendio ma trattandosi di materiale di rifiuti da scarto produttivo è lecito chiedere alle Autorità responsabili contezza di quanto accaduto anche per valutare eventuali interventi si salvaguardia dei diversi territori interessati.

Mediante un campionatore ad alto flusso di aria posizionato nella direzione della colonna di fumo osservata al momento dell’inizio dei campionamenti, l’Arpa Campania ha avviato il monitoraggio di diossine, furani, policlorobifenili diossina-simili aerodispersi.

Sono inoltre in funzione campionatori passivi nell’area circostante il luogo dell’incendio, per la determinazione delle concentrazioni atmosferiche di biossido di azoto, biossido di zolfo, acido fluoridrico, ammoniaca.

E Frasso Telesino?

Nessuna comunicazione è pervenuta per un paese che dista a “soli” 14 km da Airola.
Proprio i cittadini messi SEMPRE all’ultimo posto.

VERGOGNATEVI!
26/08/2026

VERGOGNATEVI!

LA MASSIMA“Integra la condotta di partecipazione a una associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefa...
26/08/2026

LA MASSIMA

“Integra la condotta di partecipazione a una associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, la costante disponibilità a fornire le sostanze oggetto del traffico del sodalizio, tale da determinare un durevole rapporto tra fornitore e spacciatori che immettono la droga nel consumo al minuto, sempre che si accerti la coscienza e volontà di far parte dell’associazione, di contribuire al suo mantenimento e di favorire la realizzazione del fine comune di trarre profitto dal commercio di droga.

Giusto un anno fa, presso il mio studio di Napoli ricevetti questo libro.Parlarne (forse) non ti fa guadagnare punti, no...
24/08/2026

Giusto un anno fa, presso il mio studio di Napoli ricevetti questo libro.
Parlarne (forse) non ti fa guadagnare punti, non foss’ altro per la firma, per quell’autore con quel cognome troppo ingombrante, scomodo, voluminoso, che può condizionare pesantemente il giudizio.

Da amante della lettura, appassionato del romanzo e di quel genere di narrativa di consumo definito “giallo”, sviluppatosi nel Novecento, non ho potuto esimermi della sua lettura , di un’autobiografia, e lo feci mentre ero in vacanza, comodamente, in Sardegna, nel tempo “libero” e dedicato alla lettura.

In più, da Avvocato, amante del processo penale, ho avuto l’irripetibile privilegio di difendere l’imputato che tutti vorrebbero difendere, in due processi, celebratisi a Roma, in un procedimento penale magnifico, in mezzo ad un pool Difensivo da fare invidia ai più, laddove si può solo che imparare PER DAVVERO, in mezzo a professionisti ENORMI, giuristi eccelsi, cultori della materia processuale/penale, che sanno riempirti di “consigli” giusti, VERI.
E tra i VENTI imputati vi era Lui: Salvo Riina.
Non dimenticherò mai qui tre anni, cosa hanno rappresentato per me, giovane Avvocato all’epoca, catapultato in un qualcosa molto più grande di lui, per tutta una serie di coincidenze, quasi da veggente, che anni fa credeva potessero avverarsi, non foss’altro che per una esperienza strettamente personale.

E’ difficile trovare le parole giuste, onestamente, per svariati motivi.
E’ stato coinvolgente, ricco di spunti, pur da non credere, pregnante, denso di significati, lontano da quei contenuti pregnanti di SOFISMO e delle solite retoriche, demagogie populistiche.
In mezzo ad una (quasi) tecnica/pratica dattilografica, ove le percezioni della narrazione, variegate, hanno avuto il predominio, conseguenza di una realtà che ho potuto letteralmente toccare con mano.

Le difficoltà e le diversità dell’infanzia del figlio di un nome e di un cognome pesante, vissuta praticamente sempre di corsa, da nomade, non potendo avere una fisiologica socializzazione, soprattutto in ambito scolastico, ove la mamma, la conosciuta Ninetta Bagarella si rivela per loro praticamente tutto: una eccelsa insegnante, essendo al contempo madre, amica e autoritaria insegnante di varie materie scolastiche, oltre che di vita; il non “poter” aver avuto una vita scolastica, in combinato disposto con il continuo occultamento del suo cognome, del sapere di essere figlio di un geometra (e niente più) , non potendo mai essere se stesso, nemmeno nei momenti di approcci dei primi amori, così come nei confronti dei sempre nuovi e diversi amici, che di volta in volta incontrava lungo la strada, in modo ovviamente temporaneo e mai definitivo, da nomade; le notizie sconvolgenti, che segnano la vita per sempre, degli altri ma anche la tua, seppur strano, laddove era ignaro di tutto ciò che il tessuto sociale, prim’ancora che la giustizia, contestavano nel frattempo alla sua famiglia, e che per logica conseguenza lo hanno forgiato di una anomala armatura interiore, facendolo crescere molto in fretta; il vivere, ancora più complesso, di una persona che e’ praticamente sotto scorta, che vive di paura, con momenti altalenanti di emotività, dovuti a variegati timori.
Era un salire e scendere dalle montagne russe, con traiettorie esistenziali aleatorie, pericolose, senza un vero freno che potesse permettere alla ragione di porre in essere il suo corso.
Perché poi Salvo Riina nacque durante la latitanza, ha vissuto da latitante continuamente senza mai saperlo, in una età che sarebbe dovuta poi appartenere alla spensieratezza, a ben altro. Ed invece assomigliava ad un vero e proprio feticcio, non voluto, non richiesto.

Un bimbo, un ragazzo e un uomo che si è fatto ben presto carico della sua famiglia, da praticamente unico uomo di essa, contro tutto e tutti, non rinnegando minimamente il dogma del suo oneroso cognome - e questo il vero vulnus di quella “pregevole” questione - perché poi è questo ciò che gli viene contestato, tra mille punti interrogativi obbligatori.
Unitamente a chi legge, come lo scrivente, sicuramente passibile di facili gogne “pregiudizievoli”, espressione questa stilisticamente pesante e ridondante sicuramente, ma che deve essere sussunto nell’alveo di una proficua volontà di conoscenza di quello che è a tutti gli effetti il perimetro, la circonferenza, di una psicologia del “criminal profiling”, che unisce inevitabilmente la scrittura all’ambito lavorativo, penalistico, che esaudisce curiosità, conoscenze, approfondimenti e tanto altro ancora.
Soprattutto quando hai potuto toccare con mano taluni “meccanismi”, seppur da un punto di vista processuale.

Su 100, credo, “solamente” 5 potranno comprendere. E’ stato per me un cumulo, un tumulto, un ventaglio di emozioni, contrastanti (da lettore, da un lato, da penalista, dall’altro), di traiettorie meticolosamente esistenziali, che mi hanno fatto vivere la lettura di questo - a mio modesto parere - magnifico libro, quasi come se fossi stato io in prima, terza persona, a vivere taluni momenti e circostanze narrate in esso.

Avrei voluto effettuare una serata sul mio personale blog a Tua Difesa, ma il podcast “Lo Sperone” di Gioacchino Gargano, mi anticipo’, e la reazione dei media, delle tv, fu devastante, in senso negativo, forse per le domande particolari e le sue risposte.
Una cosa è sicura: questi momenti determinano in sé stessi momenti di profonda introspezione, non per tutti, non da tutti.

Studio Legale Viscusi

Relazione di servizio: non è un documento e non può essere utilizzata a fini di contestazione.Secondo Cassazione penale,...
22/08/2026

Relazione di servizio: non è un documento e non può essere utilizzata a fini di contestazione.

Secondo Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 28553/2024, 20 giugno/16 luglio 2024, non ha natura di documento e men che meno può considerarsi irripetibile l’atto che sia rappresentativo di fatti, situazioni e dichiarazioni formati in ambito processuale e descrittivo del risultato di una attività di indagine di polizia giudiziaria il cui contenuto, salvo il consenso delle parti alla diretta acquisizione nel fascicolo, può quindi essere introdotto in caso di giudizio dibattimentale, solo attraverso la prova testimoniale dei verbalizzanti e, nel caso specifico in cui contenga apporti dichiarativi raccolti in fase investigativa, tramite l’audizione nel contradditorio delle parti del soggetto escusso (Sez. U, n. 41281 del 17/10/2006, P.M. in proc. Greco, Rv. 234506, con riferimento al carattere non irripetibile della relazione di servizio della polizia giudiziaria che descrive una mera attività di indagine).

L’atto in questione non può neppure essere utilizzato a fini di contestazione ai sensi dell’art. 500 cod. proc. pen. che prevede come a tale scopo le parti possono servirsi esclusivamente del verbale delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e non del contenuto delle stesse come riassuntivamente descritte dalla polizia giudiziaria.

Ranucci manipolato anche dall’Anm per vincere il referendum, il magistrato Visone: “Quella standing ovation grave danno ...
19/08/2026

Ranucci manipolato anche dall’Anm per vincere il referendum, il magistrato Visone: “Quella standing ovation grave danno di credibilità”

Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Giuseppe Visone, interviene nel caso Ranucci-Lavitola.

Dottor Visone, Sigfrido Ranucci si vantò quel giorno di avere oltre 200 querele e le centinaia di magistrati presenti in Aula magna gli dedicarono, per tutta risposta, una standing ovation, come neppure al capo dello Stato. Le pare normale?
«Bisognerebbe chiedersi come possano e debbano sentirsi i 200 querelanti osservando un’aula traboccante di magistrati accogliere come una star il soggetto da loro denunciato. Una immagine non proprio edificante agli occhi dei cittadini, che non aiuta certamente a ristabilire un clima di fiducia sull’operato della magistratura».

Cosa sta accadendo nella magistratura italiana? La vittoria del No al referendum sembra aver scatenato una resa dei conti.
«Il referendum, e in particolare la vittoria del No, non ha fatto altro che accrescere e rafforzare quella spinta autoreferenziale che caratterizza una parte della magistratura. Una parte che si sente depositaria della verità ed unico custode dei valori e dei principi costituzionali. È chiaro, quindi, che tutti coloro che si sono schierati dall’altra parte, sostenendo la bontà e la opportunità della riforma, vengono considerati quasi degli eretici, un corpo estraneo da allontanare».

È un atteggiamento pericoloso e, sotto questo profilo, anche antidemocratico.
«Certo. Se qualcuno arriva anche ad invocare l’uscita dall’Anm di chi ha votato Sì o ha sostenuto le ragioni del Sì, significa che la campagna referendaria ha rafforzato la tendenza al pensiero unico ed alla omologazione ideologica, vizio atavico della magistratura».

Esiste ancora una magistratura che possa definirsi “moderata”? Dalle cronache sembra che il dibattito sia ormai monopolizzato dalle correnti più ideologizzate. Un esempio è proprio l’invito, pare avvenuto addirittura all’insaputa dell’allora presidente dell’Anm Cesare Parodi, rivolto quel giorno Ranucci.
«Parodi non sapeva nulla dell’invito a Ranucci all’assemblea. Ed è già questo un fatto grave. A mio avviso, quella scelta fu imposta dalla sinistra giudiziaria per sfruttare l’effetto emotivo dell’attentato in chiave referendaria, secondo una logica che considero inaccettabile: qualunque cosa pur di vincere. Già allora l’iniziativa aveva provocato reazioni all’interno della magistratura».

Attentato che, come si è scoperto, doveva servire ad aumentargli la scorta e ad accrescere quindi la sua popolarità, anche in vista di un suo ingresso in politica con il Campo largo.
«Esatto. La standing ovation ha esposto l’Anm, e con essa i magistrati che rappresenta, a un grave danno di immagine e di credibilità. Un danno aggravato anche da quel post, del tutto fuori luogo, nel quale Ranucci si è paragonato a uomini di ben altra caratura. Mi aspetto che la magistratura moderata reagisca e ribadisca l’assoluta inopportunità di contiguità di questo tipo».

La campagna elettorale per il rinnovo dei 20 togati del Consiglio superiore della magistratura è alle battute iniziali. Alcuni suoi colleghi dicono che bisogna evitare la “restaurazione”, riferendosi al “Sistema” di Luca Palamara basato sulla lottizzazione correntizia, e di voltare così pagina. Leggendo però i nomi dei candidati, ci sono molti ex vertici dell’Anm e dei gruppi associativi. Non sembra proprio un grande rinnovamento.
«No, appunto. Io ritengo che quella in atto sia una vera restaurazione. Le correnti si sono sentite rafforzate dal voto referendario e, di conseguenza, hanno potuto abbandonare quel velo di ipocrisia che in passato accompagnava le scelte sulle candidature. Oggi sembrano puntare direttamente sui loro rappresentanti più importanti e visibili. È una precisa volontà di affermare la forza delle correnti, che non sentono più la necessità di nascondersi dietro formule vuote, primarie o ricerca di uomini nuovi, ma schierano apertamente i loro esponenti di maggiore peso. Credo, tuttavia, che occorra continuare a far valere le proprie argomentazioni nell’ambito di quelle correnti nelle quali è in atto un confronto serrato e già per questo costruttivo».

I veri vincitori del referendum sono stati quindi i gruppi associativi dell’Anm?
«Ma certo. Le correnti sono assolutamente convinte di aver vinto il referendum e di aver ottenuto, attraverso quel voto, una sorta di legittimazione popolare alla propria esistenza e, soprattutto, al ruolo centrale che intendono continuare a esercitare nella scelta dei candidati e dunque nel controllo politico del Csm».

di Giovanni Maria Jacobazzi

La condotta di un carabiniere che, durante i controlli agli arresti domiciliari, sconsiglia o fornisce pareri negativi s...
18/08/2026

La condotta di un carabiniere che, durante i controlli agli arresti domiciliari, sconsiglia o fornisce pareri negativi sul conto del difensore scelto dal detenuto può integrare violazioni disciplinari o penali, a seconda che il consiglio sia finalizzato a favorire un altro legale specifico. La giurisprudenza di legittimità ha infatti stabilito che l'attività di intermediazione o il suggerimento di nominativi di avvocati da parte di appartenenti alle forze dell'ordine viola i doveri di imparzialità e correttezza, potendo configurare il reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) qualora si miri a procacciare clienti a un professionista.

Profili di Rilevanza Giuridica

-Violazione dei doveri d'ufficio: I pubblici ufficiali sono tenuti alla massima neutralità e non possono interferire nella libera scelta del difensore di fiducia da parte dell'indagato o imputato.
-Potenziale Abuso d'Ufficio: Suggerire un legale o spingere per la revoca del mandato a favore di un altro professionista lede il buon andamento e l'imparzialità della Pubblica Amministrazione.
-Rilevanza disciplinare: Anche nei casi in cui non si configuri un reato per mancanza di un ingiusto vantaggio patrimoniale esplicito, la condotta resta disciplinarmente rilevante e contraria al codice di comportamento militare e di polizia.

Indirizzo

Limatola
82030

Telefono

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