Gabriella Marano - Criminologa

Gabriella Marano - Criminologa Gabriella Marano. Criminologa. Vivo e lavoro tra Latina, Roma e Milano. Da sempre, combatto la violenza di genere. Cerco la verità, in ogni dettaglio.

Ci sono viaggi che ti fanno vedere un luogo.E poi ci sono viaggi che, attraverso un luogo, ti fanno vedere qualcosa di t...
30/08/2026

Ci sono viaggi che ti fanno vedere un luogo.
E poi ci sono viaggi che, attraverso un luogo, ti fanno vedere qualcosa di te.
Ho attraversato l'isola di Rodi in lungo e in largo, cercando non solo ciò che tutti vengono a vedere, ma soprattutto ciò che rimane nascosto: strade lontane, calette quasi deserte, paesaggi incontaminati, luoghi dove sembra non esserci nulla. E forse è proprio lì che si trova tutto.
Rodi è un’isola che porta addosso la memoria di un mondo che ha conosciuto la potenza, la cultura, il commercio, la guerra. Un mondo che ha lasciato tracce capaci di attraversare i secoli. Perché il tempo porta via molte cose, ma non ciò che abbiamo davvero costruito.
E forse è questa la lezione più bella che mi porto a casa: nella vita non conta quanto siamo stati grandi, ma ciò che di noi riesce a restare quando quella grandezza è passata.
La Grecia ci ha lasciato "pietre", pensiero, filosofia, democrazia. Ci ha lasciato domande che, ancora oggi, abitano la nostra mente.
E poi, all’estremo est dell’isola, davanti a quel punto in cui l’Egeo incontra il Mediterraneo, ho avuto la sensazione di essere arrivata alla fine del mondo. Due mari diversi che si incontrano, si mescolano, si scontrano e continuano comunque il loro viaggio.
Forse è questo che fanno anche i viaggi: non ci portano semplicemente lontano. Ci cambiano il modo di guardare ciò che abbiamo dentro.
E quando torni, non porti a casa un luogo.
Porti a casa quello che quel luogo ha lasciato dentro di te.
La Grecia continua ad insegnare...
A presto !

Femminicidi e violenza di genere. Gli ultimi casi che hanno sconvolto il nostro Paese, quello di Tania Terrin in partico...
25/08/2026

Femminicidi e violenza di genere. Gli ultimi casi che hanno sconvolto il nostro Paese, quello di Tania Terrin in particolare, ci gridano con forza che viviamo nella cultura dell’emergenza: una cultura che continua a mettere toppe, invece di costruire prevenzione.
C’è una maledetta ipocrisia di Stato. Perché non si può combattere una guerra senza risorse. E se i numeri ci dicono che siamo di fronte a una vera emergenza nazionale, non possiamo continuare a delegare ad associazionismo e volontariato il compito di combatterla.
Gli uomini che uccidono si presentano armati di pistole e coltelli. Noi continuiamo a rispondere con gli ombrelli.
E allora diciamolo senza ipocrisie: gli ombrelli non fermano le pallottole. Servono armi vere: risorse, strutture, formazione, prevenzione e responsabilità. Perché quando lo Stato arriva dopo, non è prevenzione. È morte. È cordoglio.

Giuliana Marano
La Scuola di Atene

Per anni ti prendi cura di loro.Li accudisci, li ascolti, li guardi, li proteggi. Insegni loro, senza nemmeno accorgerte...
21/08/2026

Per anni ti prendi cura di loro.
Li accudisci, li ascolti, li guardi, li proteggi. Insegni loro, senza nemmeno accorgertene, un linguaggio: quello della cura, della presenza, dell’ascolto, dell’amore.
Poi un giorno succede qualcosa di bellissimo: sono loro a prendersi cura di te. E capisci che la cura è un linguaggio che torna indietro.
Perché i figli imparano soprattutto da ciò che ricevono. Imparano come si ama, come si ascolta, come ci si prende cura dell’altro, ma anche come ci si allontana quando non ci si è sentiti visti, ascoltati, accolti.
Anche il silenzio, a volte, è un linguaggio. Come lo sono una porta chiusa, una distanza, un “non ho bisogno di te”. Non sempre sono mancanza d’amore. Talvolta sono il modo in cui un figlio racconta ciò che non ha saputo dire quando ne aveva bisogno o ciò che gli adulti non hanno saputo comprendere.
Ai figli lasciamo molto più di ciò che pensiamo: lasciamo il modo in cui abbiamo insegnato loro a stare nelle relazioni.
E allora, mentre mia figlia mi trucca, penso che forse è proprio questo il senso più profondo della cura: ciò che dai con amore non si perde. Rimane dentro l’altro e, un giorno, può tornare a te in una forma che non avevi immaginato. ❤️

Ci sono canzoni che non invecchiano mai, perché parlano di ciò che è eterno: l’amore, le emozioni, i sogni. Ci sono voci...
17/08/2026

Ci sono canzoni che non invecchiano mai, perché parlano di ciò che è eterno: l’amore, le emozioni, i sogni. Ci sono voci che attraversano il tempo e parole che, dopo anni, continuano a sembrare poesia. Sono le canzoni con cui sono cresciuta, quelle che mi hanno fatto sognare e che, incredibilmente, sanno farlo ancora. E forse è proprio questa la magia della musica: restituirci, per una sera, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che ancora siamo capaci di sentire.
Con la compagnia giusta, come cornice più bella.
Un grazie speciale a Nicola, Tony, Francesco e Germana: presenze preziose, indispensabili, che con la loro professionalità, la loro cura e la loro energia contribuiscono a rendere ancora più unico ciò che Fausto Leali riesce ancora a regalare.
Fausto Leali
Nicola Maffione

IL LUSSO DI AVERE MENOViviamo immersi nel troppo.Troppi rumori, troppe notifiche, troppe parole, troppe immagini, troppe...
10/08/2026

IL LUSSO DI AVERE MENO
Viviamo immersi nel troppo.
Troppi rumori, troppe notifiche, troppe parole, troppe immagini, troppe cose che chiedono continuamente la nostra attenzione.
Forse per questo, oggi, avere meno è diventato un lusso.
Meno connessione.
Meno stimoli.
Meno presenze che ci tirano da una parte all’altra.
Meno bisogno di riempire ogni silenzio.
E forse anche meno persone.
Non perché abbiamo bisogno di stare soli, ma perché abbiamo bisogno di imparare a riconoscere quelle vere che restano. Quelle con cui non serve riempire il silenzio, spiegarsi continuamente, dimostrare qualcosa.
Cerchiamo, ormai, sempre troppo.
Cerchiamo luoghi, persone, esperienze, emozioni, continuamente qualcosa che possa aggiungere un pezzo alla nostra vita.
Ma poi arriva un momento in cui scopri che non ti serve aggiungere. Ti serve riconoscere.
Riconoscere il poco, quando quel poco è vero. Una persona con cui puoi essere semplicemente te stesso. Un silenzio che non mette a disagio. Una strada da percorrere senza fretta. Un panorama davanti al quale non hai bisogno di fare altro che guardare.
Le Dolomiti, con la loro bellezza quasi disarmante, hanno questo potere: non ti tolgono i problemi, non cancellano le inquietudini, non mettono magicamente ordine nella tua vita. Eppure, quando torni a casa, qualcosa dentro di te è cambiato.
Perché per qualche giorno hai avuto meno rumore e più presenza.
Meno distrazioni e più attenzione.
Meno bisogno di cercare e più capacità di godere di ciò che hai accanto.
E quando il rumore si spegne, la bellezza può fare qualcosa di sorprendente: non diventare una medicina miracolosa, ma creare lo spazio perché dentro di noi qualcosa possa finalmente ritrovare il proprio equilibrio.
Forse è questo che ci manca più di tutto:
non avere di più, ma riuscire ad accorgerci di ciò che abbiamo.
Di quel poco che, quando tutto il superfluo scompare, diventa moltissimo.
Quel sacro poco fatto di silenzio, presenza, meraviglia, persone amate e tempo.
Perché a volte non abbiamo bisogno di aggiungere qualcosa alla nostra vita, abbiamo solo bisogno di togliere abbastanza rumore per tornare a sentirla..

Oggi presso il carcere di Benevento per la strage di Paupisi.Questa mattina sono impegnata nell'ambito della perizia psi...
25/07/2026

Oggi presso il carcere di Benevento per la strage di Paupisi.
Questa mattina sono impegnata nell'ambito della perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise nel procedimento che riguarda Salvatore Ocone.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Ocone avrebbe ucciso la moglie, Elisa Polcino, e il figlio quindicenne Cosimo, colpendoli alla testa con un grosso masso. Successivamente avrebbe caricato in auto i due figli e si sarebbe allontanato, dando inizio a una fuga durata diverse ore. Quando i Carabinieri riescono a rintracciare il veicolo, il figlio è ormai deceduto, mentre la figlia Antonia, gravemente ferita, è ancora viva. Il suo tempestivo soccorso le ha permesso di sopravvivere.
La perizia psichiatrica mira a valutare sia l'eventuale capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti, sia la sua attuale capacità di partecipare al processo.
Il compito della psicologia forense non è quello di cercare giustificazioni o formulare giudizi morali. Il suo obiettivo è comprendere se, nella storia clinica, nel funzionamento psicologico e nell'eventuale presenza di disturbi psicopatologici, vi siano elementi che possano contribuire a spiegare un gesto tanto estremo.
Comprendere non significa assolvere. Significa mettere la scienza al servizio della giustizia, affinché le decisioni processuali siano fondate su un accertamento rigoroso, obiettivo e scientificamente fondato.

«Perché porti sempre quel 3 al collo?»È una domanda che mi viene rivolta spesso.La mia risposta è sempre la stessa: perc...
20/07/2026

«Perché porti sempre quel 3 al collo?»
È una domanda che mi viene rivolta spesso.
La mia risposta è sempre la stessa: perché racchiude due dei legami più importanti della mia vita. Uno appartiene ai miei ricordi. L'altro è il mio presente. Entrambi hanno trovato un posto da cui non se ne andranno mai.
E mi fermo lì.
Ci sono significati che non hanno bisogno di essere spiegati. Alcune cose conservano la loro forza proprio perché non vengono raccontate fino in fondo.
Nel mio lavoro ho imparato che gli esseri umani hanno un bisogno profondo di affidare una parte della propria storia a un simbolo. Un numero, un anello, una fotografia, una chiave, una pietra non sono semplici oggetti. Diventano custodi di ciò che ci ha trasformati, di ciò che ci ha dato forza, delle persone che abbiamo amato, di quelle che amiamo e che desideriamo sentire accanto, ogni giorno. Per questo un simbolo può accompagnarci per tutta la vita: non perché abbia un potere magico, ma perché rende tangibile un legame che, altrimenti, rimarrebbe invisibile.
La psicologia li definisce oggetti simbolici. Non sono portafortuna. Sono punti di continuità tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che scegliamo di portare con noi. Ci aiutano a sentirci radicati, a ritrovare forza, a ricordarci ciò che conta davvero.
Ed è forse questa la bellezza dei simboli.
Parlano profondamente a chi li porta e, a chi li osserva, lasciano il privilegio della curiosità.
Per questo il mio 3 non è un semplice ciondolo.
È una parte della mia storia che scelgo di indossare, ogni giorno.

Viviamo in un tempo in cui tutti parlano, esprimono opinioni, danno consigli. Ma sempre meno persone sanno davvero ASCOL...
13/07/2026

Viviamo in un tempo in cui tutti parlano, esprimono opinioni, danno consigli. Ma sempre meno persone sanno davvero ASCOLTARE.
Negli anni ho imparato, seduta dall'altra parte del setting, che l'ascolto non è un gesto passivo. È un atto di profonda responsabilità. Significa sospendere il giudizio, mettere da parte le proprie convinzioni, lasciare spazio all'altro senza la fretta di interpretarlo o di "aggiustarlo".
Ho visto persone arrivare convinte di non avere più nulla da dire e invece scoprire, parola dopo parola, che dentro di sé esisteva ancora una storia che chiedeva soltanto di essere accolta.
Molte volte il cambiamento non nasce dalla risposta giusta. Nasce nel momento in cui una persona si sente finalmente ascoltata senza essere interrotta, corretta o giudicata. È in quello spazio che le emozioni trovano un nome, il dolore perde parte del suo peso e ciò che sembrava confuso inizia lentamente a prendere forma.
Credo che uno dei bisogni più profondi dell'essere umano non sia essere convinto, ma essere compreso. Perché quando ci sentiamo davvero compresi, smettiamo di difenderci e iniziamo, finalmente, a incontrare noi stessi.
L'ascolto autentico non cambia solo una conversazione. Può cambiare una vita.

Oggi se n'è andato Peppino di Capri.Le sue canzoni hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. In casa mia ...
11/07/2026

Oggi se n'è andato Peppino di Capri.
Le sue canzoni hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. In casa mia risuonavano spesso, perché mio padre era un musicista e la musica era il nostro modo di stare insieme.
Tra tutti i ricordi, ce n'è uno che custodisco più di ogni altro. Pochi giorni prima di lasciarmi, eravamo seduti sul divano. All'improvviso iniziò a intonare Luna Caprese. Non sapevamo che quello sarebbe stato uno degli ultimi momenti da condividere insieme.
Da allora quella melodia non è più soltanto una canzone. È diventata una carezza, una voce che continua ad abitare i miei ricordi.
Per questo oggi voglio dire semplicemente grazie a Peppino di Capri. Senza saperlo, mi ha regalato la colonna sonora di uno degli istanti più preziosi della mia vita.
Ci sono canzoni che finiscono. E poi ci sono quelle che continuano a vivere dentro chi resta.
Ciao papà. Ogni volta che ascolterò quella melodia, tornerò per un istante su quel divano, accanto a te.

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