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LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

21/10/2026

Nel Centro oncologico del Maggiore è nata la Stanza di Ricky, uno spazio speciale dedicato ai piccoli pazienti della Radioterapia e alle loro famiglie. Un luogo fatto di colori, giochi, accoglienza e piccoli momenti di serenità, anche quando il percorso da affrontare è difficile.

In questo luogo speciale, un piccolo gioco, un libro, una macchinina possono lasciare spazio a un sorriso, anche quando la paura si fa sentire.

🌈 Tutto è cominciato con il gesto bellissimo della piccola Vittoria, che ha scelto di destinare i regali della sua cresima all’acquisto di un lettino. Poi l’amore della famiglia di Ricky, dei parenti e degli amici, insieme all’impegno di Associazione Giocamico ODV, ha trasformato quel primo gesto in qualcosa di ancora più grande.

Ricky oggi continua a esserci. Nei colori di questa stanza, nei sorrisi dei bambini che la attraverseranno, nell’amore che mamma Giulia e papà Simone hanno scelto di donare ad altre famiglie.

A volte è così dura che sembra impossibile trovare le parole. E forse, davanti a certe storie, le parole non bastano. Ma ci sono gesti che parlano da soli, che non cancellano il dolore, ma riescono a portare un po’ di luce nella vita degli altri.

❤️ Grazie a Giulia e Simone, a Vittoria e a tutte le persone che hanno reso possibile questo luogo così speciale. Perché ogni bambino, anche nei momenti più difficili, merita di sentirsi accolto, protetto e, soprattutto, di poter continuare a essere un bambino. ❤️

L'inaugurazione: https://tinyurl.com/2s3dpwhc

Il confine tra essere un infermiere ed essere "fuori servizio" è un’illusione che dura solo finché il mondo intorno a te...
21/10/2026

Il confine tra essere un infermiere ed essere "fuori servizio" è un’illusione che dura solo finché il mondo intorno a te resta calmo.
Era una domenica di fine estate e il mio unico obiettivo era staccare la spina. Niente divisa, niente sveglia, niente odore di disinfettante. Solo un pranzo in un agriturismo in collina con la mia famiglia, il sole caldo e una grigliata che profumava di buono.
Poi, a tre tavoli dal mio, la quiete si è spaccata in un secondo.
Un rumore sordo, come di una sedia rovesciata, seguito dall'urlo terrorizzato di una donna. Mi sono girato di scatto per riflesso condizionato. Un ragazzo di nemmeno vent'anni era a terra, rigido, mentre il corpo veniva scosso da violente clonie. Attorno a lui, il panico: gente che urlava, sedie scostate a caso, parenti paralizzati dal terrore.
Non c'è stato un momento di decisione. Non ho pensato "oggi è il mio giorno libero". Il mio corpo si è alzato dalla sedia prima ancora che il mio cervello elaborasse la mossa.
"Allontanatevi, sono un infermiere del 118!" ho urlato, mantenendo un tono fermo per abbassare d'impatto l'isteria della sala.
Mi sono fiondato a terra accanto al ragazzo. La tentazione della gente attorno era quella tipica del panico: cercare di bloccargli le braccia, infilargli qualcosa in bocca.
"Nessuno lo tocchi! Spostate solo i tavoli e i bicchieri, liberate lo spazio!" ho ordinato mentre con le mani gli proteggevo delicatamente il capo per evitare che battesse sul pavimento di pietra.
Ho guardato l'orologio. L'inizio di una crisi convulsiva va sempre cronometrato, è la prima cosa che ti insegnano. Intanto ho chiesto a un cameriere pietrificato: "Chiama subito il 112. Pagaia: sospetta prima crisi comiziale, ragazzo di 19 anni, coordinata per l'ambulanza."
La crisi è durata un minuto e quaranta secondi che a tutti i presenti sono sembrati un'eternità. Appena le scosse sono cessate, il ragazzo è entrato nella fase post-critica: respiro stertoroso, sguardo perso, confusione totale. L'ho ruotato immediatamente in Posizione Laterale di Sicurezza (PLS) per proteggere le vie aeree, verificando che il cavo orale fosse libero e monitorando il polso carotideo.
"Marco... Marco, mi senti?" lo chiamava la madre in lacrime.
"Signora, guardi me," le ho detto prendendole una mano. "Sta smaltendo la crisi. Ora è confuso, è normale. Il suo cuore batte bene, sta respirando. L'ambulanza sta arrivando."
Ho trascorso i successivi dieci minuti accovacciato su quel pavimento freddo, in pantaloncini e maglietta, a monitorare i parametri a vista e a tranquillizzare il ragazzo che piano piano riprendeva contatto con la realtà, tenendogli la testa sollevata.
Quando in lontananza si è sentito il suono familiare delle sirene dell'ambulanza del 118 locale, ho tirato un respiro profondo. I colleghi sono entrati con lo zaino e la barella. C'è stato un momento di intesa bellissima: è bastato uno sguardo tra professionisti.
"Collega?" mi ha chiesto l'infermiere dell'equipaggio vedendomi gestire la scena.
"Sì, 118. Ragazzo di 19 anni, prima crisi, durata circa due minuti, PLS impostata subito, parametri vitali al tatto stabili, nessun trauma da caduta riferito."
Un passaggio consegne rapido, pulito, preciso. Come se fossi stato in divisa, solo che indossavo le scarpe da ginnastica.
Quando la barella è uscita tra gli applausi accennati degli altri clienti, mi sono riseduto al mio tavolo. Le mani mi tremavano leggermente, non per la paura, ma per la scarica di adrenalina arrivata a tradimento durante una giornata di festa. Mia moglie mi ha guardato sorridendo e mi ha passato un bicchiere d'acqua.
Lì ho capito una cosa che noi dell'emergenza spesso dimentichiamo: la divisa la puoi anche togliere nell'armadietto a fine turno, ma quello che sei dentro non si timbra mai.
Dedicato a chiunque si sia mai trovato a fare un soccorso in borghese, tra gli sguardi della gente e il cuore a mille. Succede quando meno te lo aspetti.

(Fonte: Infermiere Professionista)

17/10/2026
«Ho girato la chiave nella serratura e subito dopo mi sono sentito un mostro.»È quando si gira la chiave nella serratura...
17/10/2026

«Ho girato la chiave nella serratura e subito dopo mi sono sentito un mostro.»

È quando si gira la chiave nella serratura della porta d'ingresso, si mette un cancelletto o si nasconde la maniglia per evitare che il nostro caro esca da solo, si perda o si faccia male.

Un gesto fatto esclusivamente per amore e per protezione, per evitare un pericolo reale.

Eppure, un secondo dopo aver sentito quel "click" della serratura, arriva una morsa al petto:
"Gli sto togliendo la libertà?"

"Sto trasformando la nostra casa in una prigione?"

"Sto sbagliando tutto?"

Se hai provato questa sensazione nel silenzio della tua casa, vogliamo dirti una cosa ad alta voce:

Non colpevolizzarti. La tua priorità è la sua sicurezza, e la tua paura è profondamente umana.

Molto spesso si ricorre alla contenzione ambientale semplicemente perché, nell'isolamento quotidiano, non si conoscono ancora le alternative pratiche per gestire il wandering (il bisogno continuo di camminare) o l'ansia da disorientamento.

Trasformare la casa in uno spazio sicuro, senza barriere
La contenzione ambientale non deve essere l'unica risposta. Attraverso le terapie non farmacologiche e piccoli adattamenti dell'ambiente domestico, è possibile ridurre il senso di "costrizione" e favorire la calma:

Creare percorsi di cammino sicuri e privi di ostacoli all'interno dell'abitazione.

Mimetizzare i punti di uscita con dolcezza (ad esempio usando teli o elementi d'arredo accoglienti invece di chiusure evidenti).

Orientare con la luce e i ricordi, creando angoli di interesse e di attività semplici (come la musica, la riordinazione di tessuti o l'ascolto) per placare il bisogno di "dover andare via".

Con i giusti accorgimenti, è possibile proteggere senza far sentire la persona "in gabbia", restituendo serenità a chi riceve cura e a chi la dona.

💬 La tua esperienza è un valore per tutti
Ti è mai capitato di dover gestire la paura che il tuo caro uscisse di casa?



ANSA.it Agi Alzheimer's Society Alzheimer's Association CGTNEurope Alzheimer Nederland

Ci sono giorni in cui la pazienza sembra finire e ci si sente tremendamente soli.Quando ci si prende cura di un familiar...
13/10/2026

Ci sono giorni in cui la pazienza sembra finire e ci si sente tremendamente soli.

Quando ci si prende cura di un familiare con l'Alzheimer tra le pareti di casa, anche le piccole cose quotidiane possono diventare un macigno. Sentirsi esausti o smarriti non fa di te un cattivo caregiver: fa di te una persona che sta dando tutto e che ha bisogno di sostegno.

La nostra associazione nasce proprio per questo: per camminare al tuo fianco, offrirti un punto di riferimento e ricordarti che c'è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

💡 Unisciti alla nostra comunità e resta aggiornato sui nostri consigli gratuiti: clicca sul tasto "Segui" in alto sulla pagina per non perdere i prossimi spunti pratici dedicati alle famiglie.

Per qualsiasi informazione o per un ascolto riservato, puoi anche inviarci un messaggio privato in ogni momento.

I nostri consigli e la nostra vicinanza nascono dall'esperienza quotidiana al fianco delle famiglie, ma non intendono sostituire il parere medico o professionale, fondamentale per valutare il grado di Alzheimer e le esigenze specifiche di ogni persona.

LAVORARE IN UNA RSA 💪❤️ "Tanti non sanno cosa significa lavorare in una RSA". Per tanti esistono solo le case di riposo,...
09/10/2026

LAVORARE IN UNA RSA 💪❤️
"Tanti non sanno cosa significa lavorare in una RSA".
Per tanti esistono solo le case di riposo, i luoghi in cui dopo una certa età, le persone devono "andare".
Le giornate iniziano alle 7:00, ma per te infermiere o Oss che sia, la sveglia è già suonata da un pezzo...
Inizi con le cure igieniche, con la terapia, con i parametri vitali.
Una routine che si ripete giorno dopo giorno.
Davanti a te una persona che non la spogli solo dei suoi abiti, ma anche della sua dignità, che ti chiede scusa se ha sporcato il pannolone, che ti chiede di far uscire il collega perché si vergogna.
Cerchi di vestirla di tutto punto, improvvisi una boutique nel suo armadio e prendi le veci del miglior coiffeur in circolazione.
Che cosa sai di lei?
Che è ipertesa, diabetica, che ha due figlie, e poi...
Non sai nulla.
L'hai conosciuta quando già le sue capacità cognitive erano compromesse, e la vedi indifesa, vulnerabile. Cerchi di immaginarla come era alla tua età, ma ti resta difficile, allora per aiutarti chiedi ai suoi parenti.
Spesso ascolti descrizioni che non ti aspettavi, "era un maresciallo" ti dicono...
È allora in quel momento, ti fermi a pensare come saresti tu alla sua età...
Perché il tempo non sente ragioni, non si ferma per nessuno.
I turni durano circa 7 di giorno e 10 ore di notte, ti rendi conto che la maggior parte del tuo tempo la trascorri proprio con loro, la tua struttura diventa la tua seconda famiglia.
E tu diventi la loro!
Poi un giorno sei lì che ti fermi ad osservare quel letto vuoto, ti chiedi perché non l'hai salutata, ti rispondi che non lo sapevi, che non potevi saperlo, che forse non la rivedrai più...
E ti fa male...
Perché tu le volevi bene, perché tu non sapevi neanche il suo numero di letto, perché tu la chiamavi per nome!
Oggi più che mai sono loro ad essere i più vulnerabili, allora cerchi di difenderli come più puoi, sei la loro coperta, il loro faro.
Quando perdi uno di loro, non perdi un paziente, perdi una persona cara, una a cui hai voluto veramente bene.
Mi rammarico a leggere articoli che parlano delle RSA come luoghi di morte, luoghi in cui l'anziano è diventato vittima del sistema, in cui gli operatori sono diventati i loro carnefici.
Noi siamo quelli che fuori turno chiamiamo il collega per sapere come è andata la terapia, se la febbre è scesa.
Noi siamo quelli che "non ti preoccupare te la compro io l'acqua".
Noi siamo quelli che dal nostro cellulare facciamo una videochiamata ad una persona cara, per avere un contatto affettivo e poter dire "andrà tutto bene! "
Noi siamo quelli che "a volte siamo gli unici al funerale".
Fuori da qui per il mondo loro sono i nostri pazienti, ma qui dentro per noi sono i nostri nonni!".

OPERATORI SOCIO SANITARI
(Fonte: OSS alla riscossa)

06/10/2026

♥️

Non vorrei mai finire in una casa di riposo, ma se proprio dovessi arrivarci e non avessi altra scelta perché ormai non ...
21/09/2026

Non vorrei mai finire in una casa di riposo, ma se proprio dovessi arrivarci e non avessi altra scelta perché ormai non sono più lucida, 😁 allora vorrei che queste mie volontà venissero rispettate. 😁😁

Se dovessi ammalarmi di demenza, vorrei che la mia famiglia appendesse questo elenco di desideri alla parete della mia stanza. Voglio che si ricordino di queste cose.

1. Ogni volta che entrate nella stanza, annunciatevi. "Ciao, sono..." MAI chiedere: "Sai chi sono?" Provoca ansia.

2. Se dovessi avere la demenza, vorrei che amici e familiari accettassero la mia realtà. 🌸 Assistenti inclusi.

3. Se penso che un mio amico defunto sia ancora vivo, o che stiamo andando a cena dai miei genitori, lasciatemi credere a queste cose. Ne sarò molto più felice. ❤️

4. Se dovessi avere la demenza, non discutete con me su cosa sia vero per me rispetto a cosa sia vero per voi. 👍🏽❤️👍🏽

5. Se dovessi avere la demenza e non fossi sicura di chi siete, non prendetevela sul personale. La mia percezione del tempo è confusa. 👍🏽👍🏽👍🏽

6. Se dovessi avere la demenza e non riuscissi più a usare le posate, non iniziate a imboccarmi. Passate piuttosto a cibi che si possono mangiare con le mani (*finger food*) e vedete se riesco ancora a nutrirmi da sola. ❤️🥰❤️🥰

7. Se dovessi avere la demenza e mi sentissi triste o ansiosa, tenetemi la mano e ascoltatemi. Non dite che i miei sentimenti sono infondati.

8. Se dovessi avere la demenza, non voglio essere trattata come una bambina. Parlatemi come all'adulta che sono. ❤️

9. Se dovessi avere la demenza, vorrei comunque godermi le cose che ho sempre amato. Aiutatemi a trovare il modo di fare esercizio, leggere e vedere gli amici. ❤️

10. Se dovessi avere la demenza, chiedetemi di raccontarvi una storia del mio passato.

11. Se dovessi avere la demenza e diventassi agitata, prendetevi il tempo per capire cosa mi turba. ❤️

12. Se dovessi avere la demenza, trattatemi come vorreste essere trattati voi. ❤️

13. Se dovessi sviluppare la demenza, assicurati che in casa ci siano sempre degli snack per me. Già adesso mi innervosisco se non mangio; con la demenza, potrei avere difficoltà a spiegare di cosa ho bisogno.❤️

14. Se dovessi sviluppare la demenza, non parlare di me come se non fossi presente nella stanza.👍🏽

15. Se dovessi sviluppare la demenza, non sentirti in colpa se non riesci ad assistermi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non è colpa tua e hai fatto del tuo meglio. Cerca qualcuno che possa aiutarti o scegli una nuova, ottima struttura dove io possa vivere.👍🏽

16. Se dovessi sviluppare la demenza e vivere in una struttura specializzata, ti prego di venirmi a trovare spesso.❤️

17. Se dovessi sviluppare la demenza, non mostrarti frustrato se confondo nomi, eventi o luoghi. Fai un respiro profondo. Non è colpa mia.👍🏽

18. Se dovessi ammalarmi di demenza, assicuratevi che la mia musica preferita sia sempre in sottofondo, a portata d'orecchio.❤️❤️❤️

19. Se dovessi ammalarmi di demenza e avessi l'abitudine di prendere oggetti e portarli in giro, aiutatemi a rimetterli al loro posto.👍🏽

20. Se dovessi ammalarmi di demenza, non escludetemi dalle feste e dalle riunioni di famiglia.❤️

21. Se dovessi ammalarmi di demenza, sappiate che amo ancora ricevere abbracci e farmi delle belle risate. ❤️🥰❤️

22. Se dovessi ammalarmi di demenza, ricordate che sono sempre la persona che conoscete e amate.”🌼❤️

In onore di qualcuno che conoscete o avete conosciuto affetto da demenza. In onore di tutte le persone che amo e che ho perso, che stanno combattendo contro la demenza o l'Alzheimer.

Qualcuno ha detto che, quando ci si prende cura di una persona affetta da demenza, la si perde sempre di più ogni giorno che passa: al momento della diagnosi, durante le varie fasi della malattia, quando necessita di cure e infine quando viene a mancare.

Questo viene chiamato "l'addio più lungo". Mentre il cervello si spegne lentamente, la persona cambia fisicamente e finisce per dimenticare chi sono i suoi cari. Potrebbe ritrovarsi costretta a letto, immobile, senza mangiare né bere.

Ci saranno persone che scorreranno oltre questo post perché
la demenza non ha toccato le loro vite. Forse non sanno cosa significhi avere una persona cara che ha combattuto o sta ancora combattendo contro questa malattia.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa malattia crudele, vorrei che i miei amici pubblicassero questo messaggio sulla loro bacheca oggi.

Tieni premuto il dito sul post per copiarlo e incollarlo sulla tua bacheca.

Un ringraziamento speciale a chiunque decida di pubblicarlo sulla propria bacheca in occasione della Settimana di sensibilizzazione sulla demenza.
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1.800 segnalazioni in sette mesi. È il numero di persone che, quest'anno, hanno avuto bisogno del Punto Unico di Dimissi...
10/09/2026

1.800 segnalazioni in sette mesi. È il numero di persone che, quest'anno, hanno avuto bisogno del Punto Unico di Dimissioni dell'Ospedale Maggiore per tornare a casa dopo un ricovero — perché essere clinicamente guariti non basta sempre.

Può essere una persona anziana senza nessuno che l'accolga al rientro, o senza gli ausili ancora attivati. Può essere una casa con barriere architettoniche, diventata inadatta da un giorno all'altro. O una fragilità familiare che rende impossibile il rientro. Il PUD nasce per occuparsi proprio di questo: il passaggio tra la fine delle cure e il ritorno a casa, quando non è semplice come sembra.

Come funziona? I medici dei reparti segnalano i casi più fragili. I case manager costruiscono poi il percorso più adatto: ausili, riabilitazione, cure intermedie, o il coinvolgimento dei servizi sociali del territorio — a volte già dal Pronto Soccorso, per evitare ricoveri prolungati. Le aree più coinvolte sono geriatria e ortopedia (700 e 411 segnalazioni nei primi sette mesi). Non stupisce: un intervento o una lunga riabilitazione possono cambiare l'autonomia di una persona da un giorno all'altro.

E il lavoro non si ferma in ospedale: Case della Comunità, Distretto di Parma, servizi sociali del Comune e Sportello Clissa costruiscono insieme una rete che accompagna le persone anche dopo la dimissione.

Se vuoi saperne di più: https://tinyurl.com/dxezv33y

Città di Parma

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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