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PER IL RIARMO, 8,9 MILIARDI.PER GLI ITALIANI, DIECI GIORNI DI TREGUA.L’Italia ha chiesto 8,9 miliardi di prestiti europe...
27/08/2026

PER IL RIARMO, 8,9 MILIARDI.
PER GLI ITALIANI, DIECI GIORNI DI TREGUA.
L’Italia ha chiesto 8,9 miliardi di prestiti europei del programma Safe per finanziare nuovi investimenti nella Difesa.
Contemporaneamente, il Governo ha stanziato 130 milioni per prorogare soltanto fino al 5 settembre il taglio di 17 centesimi sul gasolio.
Sia chiaro: i fondi Safe non sono un assegno consegnato direttamente all’Ucraina. Ma mentre per la Difesa si costruiscono programmi pluriennali da miliardi, per famiglie, lavoratori e autotrasportatori si continua con interventi provvisori.
Dieci giorni di sollievo.
Poi il problema ritorna.
La sicurezza di una Nazione non si misura soltanto in missili e droni.
Significa anche permettere a chi lavora di fare il pieno senza svuotare il portafoglio, garantire energia a prezzi sostenibili e difendere il potere d’acquisto delle famiglie.
Per il riarmo programmano il futuro.
Agli italiani prorogano l’emergenza.

Un uomo di 86 anni. Ottantasei. E per di più costretto a camminare con le stampelle.Passeggiava con sua moglie per una s...
16/08/2026

Un uomo di 86 anni. Ottantasei. E per di più costretto a camminare con le stampelle.

Passeggiava con sua moglie per una strada di Milano quando un 27enne egiziano, già con precedenti per rapina e furti con strappo ai danni di anziani, lo ha afferrato al collo, scaraventato a terra e derubato della collanina d’oro.
Due giorni dopo la Polizia lo ha fermato. Sapete dove? Nella stessa zona, mentre osservava gli anziani che entravano e uscivano dalla chiesa.

È questo particolare che mi colpisce più di ogni altro.

Perché racconta la vigliaccheria di certa criminalità: scegliere come vittima un uomo di 86 anni che cammina con le stampelle è un gesto da vigliacchi. Non c’è forza, non c’è coraggio. C’è soltanto la scelta deliberata di prendersela con chi ha meno possibilità di difendersi.
È la logica del branco e della iena: forte quando sente di avere davanti una preda indifesa, molto meno quando incontra qualcuno capace di tenerle testa.

Avete mai visto una iena solitaria decidere, per coraggio, di affrontare un leone?

E allora diciamolo senza ipocrisie. Chi arriva in Italia deve rispettare le nostre leggi, la nostra cultura e soprattutto le persone che vivono qui. Chi viene per lavorare, integrarsi e costruire una vita onesta merita rispetto. Chi viene e delinque, soprattutto prendendosela con anziani e persone indifese, deve trovare uno Stato inflessibile.
Accoglienza e integrazione non possono significare impunità.
La prima forma di civiltà è difendere i più deboli.
E aggredire un anziano di 86 anni in stampelle resta ciò che è: un atto di una vigliaccheria assoluta.

OMICIDIO MUSIANI: QUATTRO FERMATI. TRE SONO ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE, DI ORIGINE MAROCCHINAAvevamo chiesto verità...
07/08/2026

OMICIDIO MUSIANI: QUATTRO FERMATI. TRE SONO ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE, DI ORIGINE MAROCCHINA

Avevamo chiesto verità e giustizia per Nicola Musiani, massacrato di botte a Pinarella e morto dopo quattro giorni di agonia. Oggi è arrivata una prima, importante risposta.
I Carabinieri hanno fermato quattro giovani tra i 19 e i 23 anni, residenti nel Forlivese e gravemente indiziati di omicidio in concorso aggravato dai futili motivi. Secondo quanto riportato dagli organi d’informazione, tre sono cittadini italiani di seconda generazione, di origine marocchina; il quarto è italiano.
È un dato che non deve essere nascosto per non disturbare il racconto rassicurante di certa politica. La cittadinanza non è soltanto un documento: significa appartenenza, rispetto delle leggi e condivisione dei valori della nostra comunità.
Ferme la presunzione d’innocenza e la necessità di accertare ogni responsabilità nelle sedi giudiziarie, propongo che il Parlamento introduca la revoca della cittadinanza italiana acquisita per chi venga condannato definitivamente per omicidi commessi con particolare crudeltà o per futili motivi, purché possieda un’altra cittadinanza e non divenga apolide.
Per delitti di tale gravità occorre inoltre escludere, nei limiti costituzionali, benefici penitenziari, sconti di pena e misure alternative, garantendo l’espiazione effettiva di una parte sostanziale della condanna. Non è vendetta: è certezza della pena.
Ringrazio i Carabinieri della Compagnia di Cervia-Milano Marittima, il Nucleo investigativo di Ravenna e la Procura per il lavoro svolto.
La Romagna non può diventare terreno di conquista per bande violente.

Giustizia per Nicola. Senza silenzi, senza ipocrisie e senza vittime di serie B.

Ricordo ancora quando, da bambino, insieme ai miei compagni e amici, ci mettevamo in Viale dell’Appennino a vendere i no...
07/08/2026

Ricordo ancora quando, da bambino, insieme ai miei compagni e amici, ci mettevamo in Viale dell’Appennino a vendere i nostri giocattoli, i giornalini di Paperino, le Sturmtruppen e altri fumetti.

Raccoglievamo qualche “mille lire”, quanto bastava per comprarci poco più di un gelato o una pizza. Ma, senza rendercene conto, imparavamo qualcosa di importante: a stare insieme, a darci da fare, a comprendere il valore delle cose e del denaro. Anche quella piccola esperienza mi ha aiutato a crescere e oggi ne conservo un ricordo bellissimo.

Per questo quanto accaduto a Pradamano, vicino a Udine, mi lascia profondamente amareggiato. Tre ragazzini di tredici e quattordici anni avevano allestito un banchetto per vendere limonata e qualche dolce, con il sogno di mettere da parte i soldi necessari per comprare un vecchio motorino “Ciao”. Non chiedevano nulla a nessuno: si erano semplicemente rimboccati le maniche.

Un cittadino ha però ritenuto di denunciarli e sono intervenuti i vigili, che li hanno ammoniti per la mancanza delle necessarie autorizzazioni.

Le regole esistono e vanno rispettate. Ma esistono anche il buon senso, la misura e la capacità di riconoscere il valore educativo di un gesto. Forse sarebbe bastato avvicinarsi a quei ragazzi, spiegare loro come comportarsi e magari comprare un bicchiere di limonata.

Se davanti all’intraprendenza e alla buona volontà di tre adolescenti la prima reazione di un adulto è una denuncia, allora abbiamo perso qualcosa di ben più importante di un’autorizzazione: abbiamo smarrito il senso della comunità.

LANCIARAZZI, DROGA E ARMI IN UNA CASA ACER: ORA BASTA, LE CASE POPOLARI DEVONO TORNARE ALLE FAMIGLIE ONESTEL’operazione ...
31/07/2026

LANCIARAZZI, DROGA E ARMI IN UNA CASA ACER: ORA BASTA, LE CASE POPOLARI DEVONO TORNARE ALLE FAMIGLIE ONESTE

L’operazione della Polizia che ha portato all’arresto di una persona all’interno di un alloggio Acer, con il sequestro di droga, armi e persino di un lanciarazzi, rappresenta un fatto di una gravità eccezionale e non può essere liquidato come un episodio isolato. Desidero innanzitutto esprimere il mio sincero ringraziamento agli agenti della Polizia e al Questore per il lavoro svolto con professionalità e determinazione. La loro attività dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale la presenza delle Forze dell’Ordine nel contrasto alla criminalità.
La vera domanda, però, è un’altra: come è possibile che un alloggio di edilizia residenziale pubblica venga utilizzato per custodire droga, armi e addirittura un lanciarazzi?
Le case popolari sono un bene pubblico destinato ad aiutare famiglie in difficoltà, anziani, lavoratori e cittadini che rispettano le regole. Non possono trasformarsi in basi operative per attività criminali.
Per questo ritengo indispensabile che, nei casi consentiti dalla legge, vengano immediatamente attivate tutte le procedure finalizzate alla decadenza dall’assegnazione degli alloggi nei confronti di chi utilizza un immobile pubblico per commettere reati così gravi. Chi sceglie la criminalità perde ogni legittimazione morale a beneficiare di un bene pagato dalla collettività.
Come rappresentante di Futuro Nazionale continuerò a chiedere controlli più incisivi, verifiche periodiche sul permanere dei requisiti degli assegnatari, una stretta collaborazione tra Acer, Comuni e Forze dell’Ordine e una politica improntata alla massima fermezza contro ogni forma di illegalità.
Il primo diritto da tutelare è quello delle tantissime famiglie oneste che vivono negli alloggi popolari e che ogni giorno subiscono le conseguenze del degrado e dell’insicurezza causati da una minoranza che non rispetta alcuna regola.
Le case popolari devono tornare ad essere un’opportunità per chi ha realmente bisogno, non un rifugio per chi sceglie di delinquere.

Le immagini che rendo pubbliche raccontano una situazione che i residenti di Via Marsala denunciano da anni e che non pu...
28/07/2026

Le immagini che rendo pubbliche raccontano una situazione che i residenti di Via Marsala denunciano da anni e che non può più essere nascosta. Le fotografie mostrano una persona riversa a terra, una bilancia di precisione occultata su una tettoia e materiale rinvenuto nell’area: elementi che, insieme alle continue segnalazioni dei cittadini, descrivono un quartiere segnato da degrado e insicurezza. Due anni fa proprio qui un padre di famiglia fu massacrato a colpi di mattone davanti alla moglie e ai figli, riportando gravissime lesioni permanenti. Più recentemente un incendio sviluppatosi nelle cantine, spesso indicate dai residenti come rifugio di senza fissa dimora e luogo di presunto spaccio, ha rischiato di trasformarsi in una tragedia. Solo la scorsa settimana ho raccolto le testimonianze di condomini che riferiscono di una violenta rissa tra giovani, prevalentemente stranieri, durante la quale sarebbero comparsi bastoni e coltelli. I residenti sono esasperati, vivono nella paura e denunciano continui schiamazzi, degrado e abbandono di rifiuti nelle aree condominiali. Desidero esprimere il mio apprezzamento all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato, che intervengono ogni volta che vengono chiamati. Il problema, però, non si risolve se le stesse situazioni continuano a ripetersi. Le case popolari sono un bene pubblico destinato a chi rispetta le regole e non possono trasformarsi in luoghi dove la convivenza civile viene compromessa. Per questo chiedo al Comune di Forlì, insieme ad Acer e agli enti competenti, di verificare il permanere dei requisiti per l’assegnazione degli alloggi ERP e, nei casi previsti dalla legge, di procedere con la decadenza dell’assegnazione. Questa non è una battaglia contro chi vive nelle case popolari, ma a tutela delle tante famiglie oneste che attendono un alloggio pubblico e hanno diritto a vivere in sicurezza. Mi chiedo dove sia il Comune e dove sia l’Assessore Sansavini. Quante altre segnalazioni ed episodi saranno necessari prima di intervenire concretamente? I cittadini di Via Marsala meritano la stessa sicurezza garantita in ogni altro quartiere della città.

La morte di Nicola Musiani merita la stessa attenzione mediatica e istituzionale riservata a qualsiasi altra vicenda che...
28/07/2026

La morte di Nicola Musiani merita la stessa attenzione mediatica e istituzionale riservata a qualsiasi altra vicenda che scuota il Paese.

Nicola Musiani è stato massacrato di botte durante una brutale aggressione, ridotto in coma e, dopo quattro giorni di agonia in ospedale, è deceduto. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’aggressione sarebbe stata compiuta da un branco; alcuni testimoni hanno riferito della presenza di giovani di origine straniera, circostanza tuttora oggetto di accertamento da parte degli investigatori.

Troppo spesso ho l’impressione che esistano vittime di serie A e vittime di serie B. Quando un cittadino italiano viene ucciso in questo modo, il silenzio non è accettabile. La giustizia e l’informazione devono utilizzare lo stesso metro, sempre.

L’Italia ha bisogno di una politica migratoria più rigorosa. Chi entra nel nostro Paese deve rispettarne le leggi e i nostri valori. Chi commette reati gravi e non ha titolo per rimanere deve essere allontanato dall’Italia con procedure rapide ed efficaci, nel rispetto della legge. La sicurezza dei cittadini deve tornare a essere una priorità.

Ricordare Nicola Musiani significa pretendere verità, giustizia e un cambio di passo nelle politiche sulla sicurezza e sull’immigrazione.

Riposa in pace, Nicola.

Monica Esposito è morta oggi.Nelle ultime settimane, per vicende che hanno coinvolto cittadini stranieri, ho visto piazz...
22/07/2026

Monica Esposito è morta oggi.

Nelle ultime settimane, per vicende che hanno coinvolto cittadini stranieri, ho visto piazze riempirsi, cortei, appelli, mobilitazioni, dichiarazioni di politici, artisti e opinionisti. Una partecipazione enorme.

Oggi è morta Monica, colpevole di aver passeggiato su un marciapiede in centro mentre un fondamentalista a bordo di un’auto tentava una vera e propria strage.!

Mi chiedo se vedrò la stessa indignazione. Gli stessi cortei. Gli stessi striscioni. Le stesse voci che chiedono giustizia con la medesima forza.

Perché il dolore non ha nazionalità. E una vittima innocente vale esattamente quanto un’altra.

Se l’indignazione cambia a seconda dell’identità della vittima o di quella di chi ha commesso il fatto, allora non è più giustizia: è un doppio standard.

Monica Esposito merita lo stesso rispetto, la stessa attenzione e la stessa richiesta di giustizia che si pretende per qualsiasi altra vittima.

Bologna non è un episodio da minimizzare. È il sintomo di un clima sempre più ostile verso chi ogni giorno indossa una d...
21/07/2026

Bologna non è un episodio da minimizzare. È il sintomo di un clima sempre più ostile verso chi ogni giorno indossa una divisa per garantire la sicurezza di tutti noi.

Come esponente di Futuro Nazionale – Comitato Costituente 207 Forlì, desidero esprimere la mia piena solidarietà agli agenti delle Forze dell’Ordine coinvolti nei gravi episodi avvenuti a Bologna.

Aggredire un poliziotto significa colpire lo Stato e mettere in discussione il principio stesso di legalità. Chi interviene per far rispettare la legge non può essere lasciato solo, né sul piano operativo né su quello politico e istituzionale.

Le donne e gli uomini in divisa meritano rispetto, strumenti adeguati e il sostegno di tutti coloro che credono nella sicurezza, nella giustizia e nella convivenza civile.

Futuro Nazionale sarà sempre dalla parte di chi difende i cittadini onesti e non accetterà mai che la violenza contro le Forze dell’Ordine venga normalizzata o giustificata.

La sicurezza non ha colore politico: è un diritto dei cittadini e un dovere dello Stato.

La sinistra è riuscita a fare una cosa che pensavo fosse impossibile: si sono dati dei fascisti tra di loro. Tra compagn...
10/07/2026

La sinistra è riuscita a fare una cosa che pensavo fosse impossibile: si sono dati dei fascisti tra di loro. Tra compagni. E la scena, ammettiamolo, è stata surreale.
Perché ormai la parola “fascista” è diventata un jolly.
Non descrive più un’ideologia precisa. Descrive semplicemente qualcuno che non la pensa come te, che ti contesta, che esce dal recinto o che, più banalmente, ti sta sul c***o.
Non sei d’accordo? Fascista.�Fai una domanda scomoda? Fascista.�Critichi il gruppo? Fascista.
Questa non è più discussione politica.
È un’etichettatrice automatica.
L’etichetta serve esattamente a questo: a non pensare.
Danno del fascista a qualcuno e hanno finito. Non devono rispondergli. Non devono capire le sue ragioni. Non devono mettere in discussione le proprie.
Lo stesso vale per chi usa “comunista” come insulto universale.
È un modo comodo per evitare il confronto. Si sostituisce l’argomento con il marchio, il ragionamento con la tifoseria, la risposta con l’insulto.
L’importante non è più capire cosa una persona stia dicendo. L’importante è sapere in quale tribù collocarla, così si può decidere come trattarla senza fare la fatica di ascoltarla.
E il prezzo di questo giochino è enorme.
Perché una parola usata per chiunque, alla fine, perde significato.
Se tutti sono fascisti o comunisti, non lo è più nessuno.
Lo stesso accade con qualsiasi altra parola trasformata in insulto politico: a forza di usarla a caso, la si svuota.
Per questo sì, fa sorridere vedere la sinistra che si morde da sola. Ma quella scena dice qualcosa di molto più serio.
È la fotografia di un Paese in cui non ci sono più idee da discutere, ma solo tribù da difendere.
E chi non vuole stare in nessuna tribù, per loro, diventa automaticamente nemico di tutte.

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